518 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 13 6. l’indole bizzarra del poeta fornito di straordinarie doti, ma che dovette poi da ultimo licenziare. Più tardi il Berni entrò nella corte del più fastoso, gaudente e meno ecclesiastico dei prelati di quel tempo, del cardinale Ippolito de’ Medici.1 Irreconciliabile avversario del Berni compare l’Aretino, il maestro delle più vergognose pasquinate, che egli considerava come monopolio suo.2 Fin dai primi inizi del governo di Clemente VII, nel cui favore l’Aretino si era già prima insinuato, i due vennero alle prese. Berni amava il Giberti tanto quanto questi era odiato daii’Aretino. Sebbene i nemici politici del Giberti, Girolamo da Schio e Schònberg, fossero dalla parte dell’Aretino terribile per la sua penna, pure questi la perdette e dovette alla fine di luglio del 1524 fuggire da Roma, potendo però già nel novembre ritornare nella città eterna, dove cantò Clemente VII3 venendone ricompensato.4 In una notte di luglio dell’anno seguente l’Aretino venne coinvolto in una lite e ferito da molte pugnalate. Poiché l’assalitore era al servizio del Giberti e rimase impunito, l’Aretino dileggiò nel peggiore dei modi il datario e da ultimo il papa stesso.5 Lo scandalo fu sì grave, che l’Aretino abbandonò Roma recandosi da Giovanni delle Bande nere, morto il quale egli visse alla corte del marchese di Mantova, donde indirizzò contro il papa e la corte romana invettive così pungenti, che il confessore di Clemente VII se ne querelò coll’oratore mantovano.6 Frattanto l’Aretino aveva trovato un asilo sicuro a Venezia, ove svolse una assai produttiva attività estorcendo nella più estesa misura da grandi secolari ed ecclesiastici col lanciare per tutte le direzioni i suoi avvelenati strali. 11 Sacco di Roma diede occasione all’Aretino d’una commovente elegia e di una sanguinosa pasquinata. Quest’ultima era tale, che il prigioniero Clemente VII piangendo lasciolla cadere per terra dicendo: può tollerarsi che un papa venga schernito in maniera sì crudele ?7 Lo sdegno di Clemente VII fu questa volta di lunga durata. I tentativi fatti a mezzo di persone influenti dall’Aretino per ottenere perdono fallirono e solo dopo che niente meno che il doge Gritti intervenne presso il papa, avvenne nel settembre del 1530 la 1 Vedi Virgili 95 s., 120 s„ 433 s. e Reumont in Allgem. Zeitung 1881 Beil. 250. Ofr. anche Ferrajoli in Giani. d. lett. Ital. XLV, 67 s. Sulla splendida corte di Ipp. de’ Medici vedi Jovius, Elogia vir. bell. viri, ili., Floren-tiae 1551, 273 s. 2 Vedi Ltjzio, P. Aretino c Pasquino, Roma 1890. a Laude di Clemente VII (esemplare alla Biblioteca di Stato in Monaco). Ofr. Gioni. d. lett. Ital. XXIX, 231 s. * * &1524 Dee. 13: 50 due. a Piero Aretino d’ordine di 8. Sta». Archivio di iStato in Firenze, S. Maria Novella 327. s Vedi Virgili 102 s. e Berta .vi 42, 45, 48 s. Ofr. Giorn. d. lett. Ital. XLIII. 193 s. « Vedi Ltjzio, P, Aretino 8 s., 62. Ofr. Bertani 32. i Vedi Luzio loc. cit. 13 s.