278 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 5. possi immaginare», diceva addì 27 giugno il Giberti.1 Ciò valeva massimamente per Roma. Uno spagnolo descrive colle seguenti parole come si presentava l’eterna città un mese dopo il Sacco: «a Roma, la capitale della cristianità, non si suona campana alcuna, non s’apre chiesa, non si dice una Messa, non c’è nè domenica nè giorno di festa. Le ricche botteghe dei mercanti servono da stalle per i cavalli; i più splendidi palazzi sono devastati, molte case incendiate, di altre spezzate e portate via le porte e finestre, le strade tramutate in concimaie. È orribile la puzza dei cadaveri : uomini e bestie hanno la stessa sepoltura: nelle chiese io ho visto cadaveri rosi da cani. Sulle piazze stanno serrati i tavoli, sui quali si giuocano ai dadi grossi mucchi di ducati. Riempiono l’aria le bestemmie, tanto che i buoni, se ve n’ha, desiderano d’esser sordi. Io non so con che altro confrontare questo fuorché colla distruzione di Gerusalemme. Non credo che vedrò cosa simile campassi duecento anni. Ora riconosco la giustizia di Dio, che non dimentica anche se viene tardi. A Roma si commettevano apertissimamente tutti i peccati, sodomia, simonia, idolatria, ipocrisia, inganno — perciò possiamo credere che questo non sia venuto per caso, ma per giudizio divino».2 La Nemesi però raggiunse per le abominazioni commesse anche i vincitori. Roma divenne la loro rovina. Discordia, carestia e peste minacciavano di annientare l’armata imperiale. I soldati non obbedivano più ad alcun comandante. Sempre in tumulto, essi reclamavano con aria minacciosa il loro soldo e poiché il primo pagamento fatto in contanti dal papa fu distribuito ai lanzichenecchi, gli Spagnoli si reputarono danneggiati : bevendo poi e giuocando non mancavano anche altrimenti ragioni di attriti e di questioni. Il 10 di giugno si venne ad un sanguinoso cozzo tra gli Spagnoli e gl’italiani da una parte e i Tedeschi dall’altra. « Il giuoco è ora del tutto nelle mani dei lanzichenecchi», scriveva Perez a Carlo V l’il di giugno, « i quali, non contenti d’aver spogliato le case dei cittadini romani, ora saccheggiano anche quelle dei capitani spagnoli e italiani col pretesto di cercare frumento, farina e vino ».5 Allo scopo di impedire ulteriori eccessi, da allora in poi il principe Filiberto d’Orange fece fare ogni dì la ronda in città a tre capitani spagnoli e a tre tedeschi colle loro «compagnie», con che finalmente i ‘Giberti a Gambara da Cosici S. Annoio 27 giugno 1527 (doveva portare questa pressante richiesta d'aiuto il Casale). Archivio Ricci in Roma. Villa, Asalto 139 s. Ofr. Baumgabtes, Karl. V. II, 541 s. Con questa relazione spagnola cfr. l'italiana presso Sanuto XLV. 426 ss. Vedi anche Lan-cn.t.OTTi III, 251, 267. 270 s., 301. Secondo Gualderonico 93 si disse Messa solo in S. Giacomo degli Spagnoli, secondo il * Diario di Cornelio de Fise (Biblioteca nazionale di Parigi) anche nella chiesa nazionale tedesca (cfr. sotto p. 323). 3 G a Vassos III 2. n. S6.