Francesco I, Enrico Vili e il card. Wolsey per Clemente VII. 283 talento diplomatico di quel cardinale. È sommamente strano leggere come il Salviati vi si sforzi fra l’altro a provare che Clemente e Carlo propriamente non erano mai stati nemici, che anzi l’uno aveva sempre lavorato per l’altro. Con tutta serietà Salviati enumera fra i meriti del suo signore, che Clemente VII non abbia fatto all’imperatore tutto il male che sarebbe stato in sua potestà. In fine Salviati fa appello alla magnanimità dell’imperatore, gli rappresenta che è anche nel suo interesse la liberazione del papa perchè così l’armata imperiale di Roma sarebbe libera e potrebbe andar contro i Francesi penetranti nella Lombardia.1 Non era soltanto Francesco che allora minacciava Carlo V, chè anche Enrico VIII sembrava deciso a fare di tutto per procurare al capo della Chiesa la libertà. La lega fra i due sovrani, che ebbe espressione fin dall’aprile del 1527 nel patto di Westminster,2 diventò ancor più stretta sotto l’impressione degli avvenimenti italiani. Ai 29 di maggio il re inglese si obbligava a sovvenire l’esercito francese con 32,000 corone al mese, poscia dava al Wolsey i pieni poteri per trattare con Francesco I su quanto dovrebbe farsi per liberare il papa. La causa della Santa Sede, dichiarava Enrico VIII, è la causa comune di tutti i principi : l’inaudito affronto fattogli deve vendicarsi.3 L’interesse di Enrico Vili per la Santa Sede non era affatto disinteressato: egli temeva che la prigionia del papa mettesse in pericolo il vagheggiato scioglimento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, zia dell’imperatore. Anche il Wolsey cercava di sfruttare a proprio vantaggio l’azione a favore del papa. Ai 3 di luglio il cardinale lasciò con grande seguito Londra per recarsi in Francia.4 A Canterbury celebrò la Messa all’altare di S. Tommaso martire della libertà ecclesiastica e come legato pontificio e rap-presentanté del re pubblicò un editto, che indiceva digiuni e processioni per il tempo in cui il papa stava prigione. Una copia dell’editto fu mandata al Salviati perchè ne venisse fatta la pubblicazione in Francia. Doveva avvenire altrettanto a Venezia: con quest’azione si sperava di fare impressione anche in Ispagna e di costringere così mediante un moto popolare l’imperatore a liberare il capo della Chiesa.5 1 * Xnnziatura di Francia, I f. 14-19 neli’Archivio segreto pontificio. 2 Cfr. lìorUKii.i.v-iiF. Yaissièbe, Ambass. de Jean du Bellay xn. 3 Rymer. Foedera VII. 11, 80; cfr. Ciacoxics III, 407 s. e Boubbuay-de Vaissière loc. cit., xiri. * Sanuto XLV. 553. 5 Cfr. la ** lettera indirizzata da un compagno del Volsey ai cardinali Cibo. Passerini e Rìdolfi de Calais addi 10 luglio 1527. Archivio Ricci In Roma.