586 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 15 e. i morti, che in seguito alla grande mortalità spesso rimanevano sulle pubbliche vie. Un tifo petecchiale buscatosi nella sua azione disinteressata, portello ad un gradino ancor più alto della perfezione. Risanato, egli nel febbraio del 1531 rinunciò a tutti i suoi averi per dedicarsi in abito di mendicante alla cura dei poveri. Toccavangli l’anima in ispecie gli orfanelli, che a schiere andavano vagando completamente abbandonati. Egli raccoglievali in una casa presso S. Rocco, dove ricevevano trattamento semplice, istruzione religiosa e avviamento a un mestiere: a quest’ultimo punto egli teneva in modo speciale. Affinchè i fanciulli non s’abituassero in tenera età all’infingardaggine dei mendicanti, ripeteva del continuo ai medesimi : chi non lavora, non mangia. Il governo di Venezia sosteneva questi sforzi umanitarii, nei quali il Miani si serviva d’un eremita di Vicenza.1 Il Miani fondò simili orfanotrofii anche a Brescia e Bergamo: in quest’ultima città egli eresse inoltre un rifugio per donne cadute. In breve il Miani accolse nel suo programma anche l’istruzione del popolo delle campagne. Un buon numero di eccellenti preti ed eziandio pii laici schieraronsi attorno a lui e così formossi una società religiosa, la quale prima di tutto occupavasi del mantenimento degli istituti per orfani fondati dal Miani e poi in genere della cura di altri infelici, poveri, ammalati e ignoranti. Dal luogo ai riunione, il solitario villaggio di Somasca presso Bergamo, i soci •vennero detti Somaschi. Il Miani aveva ognora obbedito al Carafa suo direttore spirituale : che se quest’ultimo ha rifiutato l’onore d’essere il fondatore di questa nuova congregazione di chierici regolari, egli ne è tuttavia l’autore spirituale.2 II fondatore dei Teatini ne osservava i progressi con sì poca strettezza d’idee, che nulla fece per guadagnare il Miani alla sua congregazione, ed anzi, appena conosciuta la speciale capacità del Miani, gli affidò la scuola per orfani che i Teatini avevano fino allora diretta presso l’ospedale degli incurabili a Venezia.8 Fu il Carafa ancora, il quale indusse il Miani ad estendere la sua azione al territorio milanese.4 Difficilmente per l’alleviamento della miseria corporale e spirituale davasi allora un campo più acconcio di quelle terre indicibilmente provate dalla guerra, dalla fame e dalla peste. Come in Venezia così a Milano la calamità del tempo condusse molti al raccoglimento. Ora — cosa molto rara prima — figli di ragguardevoli famiglie rinunciavano a ricchezze 1 Cfr. Santtto LVI, 419. 2 Giudizio di Gothein, Ignatius 194. Cfr. Bromato I, 196 s. s Cfr. Bromato I, 199. * V. Ada Sandor., Febr. II, 251.