La questione del concilio nel 1530. 395 egual senso l’imperatore s’esprime nella lettera, che l’oratore do-vi va consegnare personalmente a Clemente VII. Egli ringrazia il papa per la risposta del 31 luglio1 e gli espone che non ha trala.' iato nulla onde indurre i protestanti ad adempire la condizione dalla quale doveva dipendere il concilio. Malgrado l’insuccesso di questi sforzi essere egli ora dell’idea che non si dovesse rinuncia re al concilio richiesto dai principi non soltanto protestanti, ma anche dai cattolici e che anzi, appunto per questo stato di cose, esso rimaneva l’ultimo rimedio. Egli reputa suo dovere di dichiarare chiaramente e determinatamente: «Ciò che deve farsi per sanare questi errori, per il bene della cristianità, per il consolidamento della fede e per l’esaltazione della Sede apostolica e ad onore di Vostra Santità, è la convocazione del concilio, perchè senza di esso u n v’ha mezzo che basti, e sono maggiori di gran lunga i mali che risultano se non ha luogo di quelli, che s’osserva nascerebbero tel andosi il concilio, essendo cotanti e sì varii gli errori e ogni dì sorgendone di nuovi». Non potersi far valere contro il concilio ni' inche i timori per la guerra turca poiché al contrario il conci- lio è il mezzo migliore per unire l’intiera cristianità in una attiva "pposizione agli infedeli. Perciò Carlo V prega caldissimamente il papa a reputar bene di convocare appena possibile il concilio e a spingere gli altri principi ad aderirvi. Frattanto Clemente VII mediti anche ciò che possa farsi contro i principi luterani. L’imperatore motiva il desiderio d’una località vicina alla Germania dicendo che per tale via si verrebbe a togliere la giustificazione ai Gerani qualora non vi intervenissero.2 Cueva giunse a Roma il 1 1 di novembre, recandosi subito il giorno dopo, in compagnia del- 1 ambasciatore imperiale, dal papa, al quale, oltre !a citata lettera, ft nsegnonne una seconda relativa alla elezione regia di Ferdinando I e una comunicazione circa Firenze.3 Già ai 18 di novembre Clemente VII rispondeva a Carlo V, da principio in forma indecisa. Avere tanta fiducia nell’affezione e Prudenza dell’imperatore, che avrebbe preferito seguirne senz altro il consiglio; convenire però che prima se ne consigliasse coi cardinali: poscia, data l’importanza della cosa per tutta la cristianità, darebbe il più presto possibile una risposta decisiva.4 Conform?- 1 Vedi sopra p. 388. 2 Presso Heine, Briefe 530-533, 295-300; cfr. Pabtor. Reuni