Il papa malcontento di Venezia e di Francia. 317 ostili al papa d’Alfonso di Ferrara1 e irritava Clemente col tassare in modo ingiustificato e duro il clero e con usurpazioni nel campo della giurisdizione ecclesiastica. Ai 16 di giugno il papa si lagnò col Contarini di queste cose ledenti il trattato conchiuso con Giulio II. « Io per es., io il papa, ho conferito il vescovado di Treviso al Cardinal Pisani, m,a la Repubblica non l’ha ammesso al possesso; conferisco benefizi, ma a Venezia non se ne curano: e’ pare che i Veneziani vogliano far vedere in quanto poca considerazione mi prendano. Voi procedete con me molto confidenzialmente; vi prendete i miei possedimenti, date i benefizi, imponete tasse». L’eccitazione del papa era sì grande, che pochi giorni dopo in un colloquio col Contarini disse piano fra sè, ma in modo che l’ambasciatore sentì chiaramente, che rigorosamente parlando i Veneziani erano scomunicati.2 Ogni dubbio sulla ferma intenzione di Clemente VII di riavere le città rubate si dileguò allorché Contarini conferì col Sanga, col Salviati e con altri influenti personaggi della corte papale. Il maestro di casa Girolamo da Schio dichiarò all’ambasciatore veneto, che invano egli aveva col papa toccato d’un indennizzo, ad es. mediante denaro: colla più grande fermezza Clemente aveva respinto la cosa lamentandosi insieme non solo di Venezia, ma anche della Francia.3 Il malumore di Clemente VII contro Francesco I aveva il suo buon fondamento. Il re francese proteggeva Alfonso di Ferrara4 mettendosi da ultimo apertamente contro il papa. Tormentato dalla paura che il nuovo nunzio Pucci awierebbe un’intesa tra l’imperatore e il papa, Francesco I decise di trattenere colla forza l’inviato pontificio, ma l’alleata Inghilterra non aderì all’idea. Enrico Vili, til quale aveva più che mai bisogno del papa per la faccenda del suo divorzio, fece anche altrimenti tutto il possibile per soddisfare ai desiderii di Clemente VII relativamente a Venezia.5 II cancelliere francese linvece dichiarò al Pucci, che Francesco I non poteva permettere il suo viaggio in Ispagna perchè era sicuro in caso di- 1 Cfr. Bai.an, Clemente VII e Boschetti II, 4!) ss. 2 Cfr. le lettere del ¡Contarini presso de Leva II, 508, n. 3 e Dittiuch, licgcsten 33. Il modo vivace con cui Clemente VII si espresse su Venezia, è confermato anche da una * relazione del iSalimbeni in data di Viterbo 29 giugno 1528 (Archivio di Stato in Siena), secondo la quale (cfr. Fossati-Falletti 35) il papa esclamò: Costoro vogliono ch’io faccia l'imperatore signore d’Italia e io lo farò. Quanto agli arbitrii di Venezia in materia ecclesiastica cfr. anche Sanuto XLVII 200. 3 Dittbich, Regesten 32. 4 Cfr. Balait, Clemente VII !M. 5 Vedi la * lettera del Cardinal Salviati a Iacopo Salviati del 1° marzo 1528. Nunziatura di Francia / in Archivio segreto pontificio. < fr. Ekses, Dokumente 255 s.