512 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 13 o. Ciò che più deve deplorarsi è che Clemente VII, incessantemente assorbito da politica e nepotismo, troppo perdesse di vista le vere e proprie missioni spirituali del papato e con ciò la cosa principale. In conseguenza egli porta senza dubbio una parte della colpa che andassero perduti per la Chiesa vasti territorii di Germania. Sulle cose di là Clemente VII era insufficientemente informato e perciò non conobbe la piena portata degli avvenimenti che andavano rapidamente svolgendosi. Se per Adriano VI la Germania aveva costituito il centro dell’interesse, con Clemente VII si verificò precisamente il contrario. In questo genuino mediceo, da principio molto turbato dai successi di Lutero, la sollecitudine per la Germania andò sempre più ritirandosi in seconda linea di fronte agli interessi politici, agli interessi italiani.1 Pel fatto che egli si costituì il centro dell’opposizione a Carlo V, la rivoluzione politicoecclesiastica ottenne nell’impero Germanico libero campo. Più tardi Clemente VII tentennò fra due estremi, fra progetti di procedimento colla forza contro i novatori e di concessioni ai medesimi, ma ad un’azione ferma e conscia dello scopo egli giunse tanto meno, perchè il temporeggiatore mediceo venne abilmente illuso da Francesco I sui pericoli di Germania. Nè sfugge ad eccezione la condotta di Clemente VII coll’Inghilterra. È in ogni modo ingiustificata l’accusa, che il papa sia in colpa del distacco dell’Inghilterra da Roma per avere prematuramente comminato la scomunica contro Enrico Vili,2 ma è indubitato che a Clemente VII mancò la necessaria risolutezza per entrare con fermezza nella causa e mettere Enrico VIII, prima che fosse troppo tardi, in un’alternativa incalzante.3 Perchè il re era uscito decisamente in campo contro Lutero, a Roma non si considerarono serie le minacce d’apostasia fatte da Enrico VIII e si sperava contro ogni speranza che il tempo raffredderebbe la sua passione adultera salita fino alla pazzia. Perciò il papa seguì una politica temporeggiatrice, non s’espresse nè subito nè recisamente, fece incomprensibili concessioni, acconsentendo persino all’elevazione a vescovi di nemici della Santa Sede. E mentre in Curia stavano attaccati alla vana speranza che si sarebbe pur dovuto venire ¡a un accordo, Enrico Vili potè preparare l’apostasia. Per quanto sia spiegabile e umanamente naturale, il tentennamento di 1 A questo proposito rimando a un^ detto finora non osservato di Vergerlo, elie il 1° luglio 1535 scrive aU'Aretino : Tutte le faccende di Clemente erano rivolte in ogni altro luogo che in Germania. Lett. al Aretino I, 172. Cfr. anche Crbighton V, 249. 2 Contro quest’opinione, che del resto più tardi (vedi Hist. Zeitschr. XXXIX, 451 s. ; cfr. Pihper in Hist.-poi. Bl. XCIV, 482 s.) era molto diffusa anche in Roma, vedi Lingabd VI, 226 s. n. e Feret in- Iter. d. quest, hist, 1898 II, 85 s. s Hist. Jahrb. XIV, 923.