Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 7. peratore promette il suo aiuto per la restaurazione dei Medici a Firenze e per lo stabilimento del possesso temporale della Chiesa ottenendo dai Veneziani la restituzione di Ravenna e Cervia, da Alfonso di Ferrara quella di Modena, Reggio e Rubbiera, salvi i diritti dell’impero. Il duca di Ferrara per titolo di fellonia e ribellione viene dichiarato privato del ducato, che è feudo della Chiesa : l’imperatore darà aiuto per l’esecuzione della sentenza pontificia. Quanto al ducato di Milano, «la fonte delle turbolenze italiane», Carlo, ove lo Sforza venga riconosciuto reo di fellonia, procederà d’accordo col papa sebbene in linea di diritto non ne abbia l’obbligo. Cessano tutte le arbitrarie intromissioni nella provvisione de’ vescovadi napoletani da parte del governo imperiale. Relativamente ai nuovi eretici in Germania Carlo e suo fratello Ferdinando, incluso in tutta l’alleanza, dopo esauriti tutti i mezzi pacifici, si accingeranno a sottometterli colla forza. Dal canto suo il papa appoggia questa impresa: rinnovando l’infeudamento di Napoli egli si contenta del censo della chinea (in spagnolo hacanea), lascia all’imperatore e suoi successori il diritto di nomina per 24 vescovati napoletani e concede il passaggio di truppe imperiali per lo Stato pontificio. Due articoli aggiunti riguardano l’appoggio del papa alla guerra contro i Turchi. Oltre ai suoi mezzi spirituali Clemente promette di favorire l’opera concedendo per essa a Carlo e Ferdinando la quarta parte delle entrate ecclesiastiche dei loro paesi nella stessa estensione che era al tempo di Adriano VI e sciogliendo l’armata imperiale da tutte le pene ecclesiastiche incorse per l’assalto contro Roma. Finalmente Clemente concede un ampliamento della bolla cruzada poco tempo prima emanata.1 A prima vista appare sorprendente che Carlo concedesse sì favorevoli condizioni al papa vinto e spogliato, ma se si osserva meglio, la condiscendenza dell’imperatore apparisce molto spiegabile. Non ostante tutte le sconfitte, l’uificio mondiale del papato era pur sempre di alta importanza. Carlo aveva bisogno urgentissimo dell’amicizia di Clemente VII perchè non soffrissero danni sensibilissimi i suoi interessi in Inghilterra, Scandinavia, Svizzera, Ungheria e Germania.2 Arrogi l’esauste finanze imperiali e le incerte aspettative d’una continuazione della lotta in Italia. Finalmente Carlo sperava che l’acquisto del papa darebbe il colpo mortale alla lega e per quanto egli concedesse a Clemente, i suoi veri interessi in Italia non furono danneggiati dal trattato.3 1 Dumont IV 2. 1-7. Cfr. iS an uto LI, 120, 127. 252. Vedi anche de Martinis, Le 2Jf chiese del trattato di Barcellona, Napoli 18S2 e Calknzio, Metropolit. eeel. Neapolit. provisiones consistoriales. Romae 1878. 2 I-a cosa è esposta nei particolari presso Iìanke. Deutsche fìescli. 111". 74 ss. ; cfr. de Leva II, 535. 3 Cfr. Sismondi XV. 447 s. ; Oipom.a 953. Carlo V rinunziò a Parma e Piacenza non espressamente, ma tacendo : vedi Sugenheim, Kirchenstaat 414.