212 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 3. Al Moncada ancor sempre dimorante presso i Colonna, parve ora giunto il momento di eseguire il consiglio dell’imperatore e di pigliar vendetta del papa. Il modo, con cui si mise all’opera, rivela il politico formato alla scuola dei Borja. Il suo disegno era quello di cullare il papa nella sicurezza mediante un accordo coi Colonna e di indurlo al disarmo delle sue truppe per poi precipitarsi sul disarmato.1 Quest’impresa riuscì oltre ogni aspettazione. Occorreva dapprima di indagare esattamente l’umore e la situazione del papa e di ingannarlo sulle vedute dei Colonna. Senza dubbio la dimora del Moncada nei castelli della nominata famiglia era adatta a tener desto un forte sospetto, perciò nel luglio i Colonna si diportarono in apparenza pienamente calmi.2 II Sessa, ammalatosi a Marino, per informarsi delle cose a Roma chiese al papa il permesso di recarvisi per ivi farsi curare dai medici. Clemente VII, a quel tempo sofferente anche lui,3 lo permise. Nella città eterna, dove infieriva la peste, la malattia del Sessa prese subito un carattere letale, ma egli ebbe ancora il tempo di mostrarsi grato del favore avuto mettendo i Colonna e il Moncada a cognizione delle angustie del papa, specialmente sotto l’aspetto finanziario.4 I Colonna avevano sollecitamente aumentato le loro truppe,5 ma in apparenza si tennero sempre del tutto tranquilli. Da parte dei Colonna e di Napoli, riferiva l’amlbasciatore fiorentino il 12 agosto, non si ha paura di sorta, ma essi invece sono in timore grandissimo per causa delle galere venete attese a Civitavecchia.6 II Sessa morì ai 18 di agosto.7 Poco prima era comparso davanti al papa un nuovo messo plus troublé, plus fascili* ne plus ennuyé que luy et tant mal content qu'il en estolt a demy malade et me dlet franehement qu’il n'eust jamais pensé qu'oti l’eust traiti» de ceste sorte... et sont les dits bons ministres de 'Sa Ste en tei