Seguaci di Lutero e di Zuinglio in Italia. 495 lica aveva gettato sì profonde radici ed era sì intimamente legata colla vita del popolo come in Italia. Della sua viva efficacia davano eloquente testimonianza principalmente il grande sviluppo della carità cristiana e non meno le grandiose creazioni dell’arte.1 Il sentimento genuinamente cattolico, che era vivo in tutte le classi del popolo italiano, insegnavagli a distinguere rigorosamente fra la persona e la cosa2 e perciò il pericoloso umore contro il papato resosi mondano rimase entro certi confini ed era limitato alle classi medie e superiori, per le quali poi considerazioni d’ordine nazionale e materiale fecero sì che non sorgesse il pensiero di una rottura col papato. S’era superbi che appartenessero all’Italia il centro della cristianità e la virtù civilizzatrice dirigente in fatto d’arte e di scienza, e che così venisse assicurata alla nazione una grandezza unica nel genere di fronte a tutti gli altri popoli dell’Occidente. Ag-giungevansi gl’infiniti, molto tangibili vantaggi, che derivavano precisamente alle classi superiori e medie da ciò che la sede del go-v corno della Chiesa trovavasi in terra italiana. Pur trovando espressione vivacissima l’indignazione per la mondanità del papato, la riflessione più fredda delle condizioni di fatto tornava ognora ad insegnare, che non la distruzione, ma la conservazione della Santa Sede era d’interesse generale. Arrogi che il papa e l’imperatore, rigidamente cattolico, avevano in Italia una forza politica, la quale rendeva impossibile da parte degli investiti del potere politico l’aiuto all’eresia. Da ultimo esercitò influenza sostanziale anche la circostanza, che Clemente VII era esattissimamente edotto delle cose italiane ed era quindi in condizione di poter intervenire con successo. Naturalmente la prima penetrazione di idee luterane avvenne nell’alta Italia, dove era molto vivo il commercio colla Germania e la Svizzera. La continua fiumana di viaggiatori, specialmente di mercanti e studenti, che andava e veniva, portò ben presto in quelle contrade idee luterane e scritti luterani. Già negli anni 1519-1520 vennero diffusi a Venezia, ma anche a Pavia e persino a Bologna, scritti di Lutero.3 Nella primavera del 1520 predicò a Venezia un monaco, Andrea da Ferrara, che seguiva la dottrina di Lutero.4 Altrettanto ci viene riferito per l’anno seguente d’un predicatore a Milano.5 Leone X come il patriarca di Venezia non trascurarono di 1 Ofr. il nostro voi. Ili, 44 s., 51 s. 2 Ofr. il nostro vol. IV I, 401. 3 Ofr. Benrath, Reformation in Venedig 2, dove invece di 1518 va letto 1519. In Realencyklopadie di Herzog IX*, 524 s., Benrath dà una molto completa rassegna della molto diffusa letteratura per la storia del protestantismo in Italia. Cfr. anche Benratii, l'ebcr àie Quellen der ital. Ref.-Oesch., Homi 187(i. 4 Su Andrea cfr. la letteratura data in vol. IV 1, 311 n. 8. 5 Vedi l’epigramma del 1521 presso Scheliiorn, Amoenit. II, 024. Ofr. anche Ardi. stor. Lomb. VI, 480.