Relazione Campeggio del 18 febbraio 1529. 471 volta nel Wolsey l’aspirazione alla tiara e in Enrico Vili la speranza di ottenere poi tutto senza fatica, ma differì insieme le ulteriori trattative. Guarito, il papa dichiarò recisamente che non poteva dichiarare falso il breve.1 Anche il Campegio aveva creduto sì fermamente alla morte del papa annunciata già da varie parti, che ai 4 di febbraio del 1529 sospese le sue relazioni a Roma, riprendendole soltanto il 18 con una lettera diretta al segretario di Stato Iacopo Salviati. Questo documento, composto in gran parte in cifra e di somma importanza per varii rispetti, illumina in modo molto interessante tutta la « tragica desolazione della situazione ». Vi apprendiamo come il Wolsey scongiurasse a mani giunte il legato a cooperare perchè ad ogni costo il papa decidesse favorevolmente al re, soltanto così potendosi impedire la ruina incombente. E in realtà, prosegue il Campegio, a quanto io intendo, la è una cosa mirabile questa passione del re: egli non vede e non pensa che la sua Anna : non può stare un’ora senza di lei e fa pietà che la vita del re, la stabilità e la ruina del paese dipendano dà quest’unica questione.2 A mezzo del Gardiner il Wjolsey fece ancora una volta un tentativo per indurre il papa ad ampliare le facoltà legatizie fino a illimitato potere di decidere : ora però Clemente VII non accondiscese più ad ulteriori concessioni.3 Frattanto anche Carlo V aveva sostenuto a Roma gli interessi della regina Caterina con tanto successo, che già nell’aprile si discusse del ritiro dei poteri 1 BrewerjGaikjineb II, 332 s. : « non è facile vedere a quale altra conclusione avrebbe il papa potuto arrivare coerentemente al minimo rispetto a sè stesso ed alla sua alta posizione. Anche un uomo di molto minore fermezza e rispetto a sè stesso di Clemente avrebbe esitato prima di compromettersi in un passo così straordinario come quello di pronunciare inventata una lettera del suo predecessore sulla relazione di una parte quando egli non aveva ancor visto l’originale. 2 La lettera Campegio del 18 febbraio 1529 fu pubbUcata la prima volta da Ehses in Ròrn. Quartalschr. 1900, 263 s. in un articolo che rinvia definitivamente nel regno delle favole l’affermazione fatta da parecchi storici sulla base di fonti malsicure, che Clemente VII abbia proposto al re la scappatoia di una soluzione arbitraria e in certa guisa bigamica. La lettera esistente In originale nelle Carte Farnesi., f. 689. Utt. C dell’Archivlo di Stato in Napoli fu pubblicata dall’EHSEs secondo una copia fatta da altri e scorretta in molti punti. Le correzioni necessarie, messe gentilmente a mia disposizione dallo stesso Ehses, sono le seguenti : p. 264, 1. 9 dopo Rm» va messo : Ebo-rucense et etiam a questa J/f<* con la giunta del R-,no. A p. 14 dopo che segue: A". Sre onmino indicai inducias Mennales et poi.. A p. 28 invece di mostrano va letto: S. H‘a monstrò. A p. 30 leggi sua invece di sola, a p. 31 ha invece di han. A p. 265, 1. 1, per in do va letto: tane si; 1. 4 in luogo di nell'ultimo caso leggi : in illud tempus. A 1. 6 va letto potino invece di possa. A 1. 25 dopo potendo va aggiunto che. P. 266, 1. 17-18 in luogo di sato restar da gì ; ma leggi : usato questo stratagema. A p. 267, 1. 13 invece di A leggi lei. A 1. 16 leggi per pentirsene invece di in termine. A 1. 21 invece di meo saltem a terra et regno perpetuo exttio leggi me o saltem me terriano perpetuo exule. 3 Cfr. Gairdner In Engl. Hist. Recieic 1897, 243 ss.