Incomprensibiie sicurezza del papa e di Renzo da Ceri. 251 che avevano decisa un’estrema difesa. Il 4 maggio inflisse al Bourbon la scomunica maggiore.1 Se Clemente disprezzava così completamente il pericolo, ne portava la parte principale della colpa la sua cieca fiducia in Renzo da Ceri. Con grande sicurezza quest’ultimo reagiva a tutti i timori2 e dichiarava i 4000 uomini da lui arruolati del tutto sufficienti alla difesa di una città così munita come Roma contro le schiere del Bourbon indisciplinate e affamate; si vantava persino di potere conservare la città propriamente detta, anche se il ¡nemico dovesse riuscire a prendere la parte giacente sulla riva destra del Tevere; perciò si rifiutò anche di rompere i ponti. Quanto Renzo confidasse nelle truppe composte in tutta fretta di mozzi di stalla, artigiani ed altro volgo inesperto della guerra, lo mostra a maraviglia il fatto, che ancora il 4 maggio a mezzo del Giberti fece annunziare a Guido Rangoni, il quale conduceva avanti oltre 8000 uomini dell’esercito della lega, che Roma era così pienamente assicurata, che sarebbero bastati da sei a settecento tiratori come rinforzo : colle rimanenti sue truppe raggiungesse quindi l’esercito della lega, perchè potrebbe giovare più là che a Roma !3 Un araldo del Bourbon, che esigeva dal papa il pagamento di 300000 ducati, non ottenne alcuna risposta. Clemente VII potè osservare dal Vaticano l’avanzata dell’esercito nemico per i prati Neroniani, ma anche adesso non temette nulla di serio, specialmente perchè i nemici non conducevano seco nessuna artiglieria. D’ora im ora poi si attendeva l’arrivo dell’esercito della lega.4 Nella sua illusione sullo stato delle cose Clemente VII fu ancora più confermato quando Orazio Baglioni riuscì a disperdere una truppa di lanzichenecchi presso Ponte Molle. L’ambasciatore mantovano, che riferisce questo il 5 maggio, soggiunge : Il papa sta di buonissimo animo.5 Ma nella città il 4 maggio era già scoppiato 1 Vedi Cave 407 ss. ; Gbegorovius IV, 721 s. e Baktiioi.d 430. 2 Qunnto questi fossero grandi presso molti traspare dalla * lettera di V. Albergati del 29 aprite 1527 nell’ Archivio di Stato in Bologna. 3 Guicciardini XVIII, 3. Cfr. Sanuto XLV, 144. Sui tumultuarli preparativi della difesa a Roma, oltre alle fonti usate dal Gbegorovius IV, 748, n. 91 ss., ' fr. Cave 392, 394; L. Guicciardini presso Milanesi 173 ss. ; M. Cresci, * Storia d Italia (Biblioteca Laurenziana di Firenze. Cod. Afiburnh. 633) e 1 ** dispacci di G. de’ Medici del 26 e 27 aprile e 4 marcio 1527 (Archivio ‘H Stato in Firenze) come anche le ’relazioni di F. Gonzaga del 25 e 29 aprile 1527 neH’Archivio Gonzaga in Mantova. Secondo una relazione del Canossa a Francesco I in data di Venezia 16 maggio 1527 (edita ''al Cipolla per le nozze PeUegrini-Canosna. Padova 1880) « no si trovarono [in Roma] più che 3 m. fanti forestieri e quelU assai tristi per «saere fatti tumultuariamente ». Cfr. i dati divergenti di altri informatori messi insieme dal Cipolla loc. cit. 21-22. 4 Sanuto XLV, 233. Cfr. la lettera a Carlo V presso Milanesi, Sacco 500. 5 Vedi in App. n. 113 la * relazione cifrata di F. Gonzaga del 5 maggio 1527. Archivio Gonzaga in Mantova.