456 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 11. di lei stavano membri dell’alta nobiltà inglese, suo zio, il duca di Norfolk e il duca di Suifolk, i quali da lunga pezza vedevano con senso di gelosia e d’odio la posizione, che nel consiglio del re teneva il cardinale Wolsey. Da questo lato è partita l’idea del divorzio, nato da un piano raffinatamente concertato per l’annientamento dell’onnipotente cancelliere Wolsey. Se il divorzio e il nuovo matrimonio con Anna riusciva, la caduta del cardinale sarebbe compiuta a mezzo di costei ; se non riesciva, l’ira del re per lo scacco si sarebbe riversata sul Wolsey, così che in ogni caso sembrava sicura la caduta dell’odiato.1 Contraddice in tutto ai fatti l’opinione da molti sostenuta per l’addietro, che il Wolsey, il quale dapprima riluttante e contro buona convinzione a suo proprio danno dovette prestarsi come strumento per l’esecuzione della cosa, sia stato l’ideatore del progetto di divorzio.2 Non può stabilirsi con esattezza da quando stesse fermo in Enrico — dapprima come segreto tra lui e i suoi consiglieri del partito Norfolk, ignaro il Wolsey — il pensiero del divorzio allo scopo di nuovo matrimonio con Anna Boleyn ; esso è documentabile dalla primavera del 1527, quando Enrico fece i primi passi per attuarlo. In ciò egli con raffinata slealtà seppe prima di tutto nascondere il suo vero secondo fine ai non iniziati ed anche al Wolsey. La strana circostanza, che ad un tratto, dopo 18 anni di matrimonio con Caterina, gli fossero sorti degli scrupoli di coscienza circa la validità di questo connubio, era spiegata dal re tirando in ballo una frase del vescovo di Tarbes in Francia, il Gramont, che nel marzo e aprile del 1527 era stato alla corte inglese come capo d’una missione francese e aveva trattato sul progetto d’un matrimonio di Maria figlia d’Enrico Vili con Ferdinando I o uno dei suoi figli-Secondo quanto affermò più tardi Enrico, il vescovo gli avrebbe esternato dei dubbii sulla legittimità della principessa Maria per essere invalido il matrimonio di Enrico con Caterina. Non può soggiacere a dubbio, che questa pretesa .affermazione del vescovo di Tarbes fu una invenzione diretta, e mera ipocrisia i pretesi scrupoli di coscienza d’Enrico.4 un commercio Illecito d'Enrico VIII con Maria Boleyn (nata nel 1503, maritatasi nel 1520. dal 1523 al servizio della regina) vedi Pocook, Record» of thè Kefortnation. The Divorce, Oxford 1870. t'ir. Gairdner in Engl. Hist. Review 1896, 53 s. 1 Ofr. Ehses in ìlìxt. Jahrb. 1888, 610 s. : Hefele-Hergenrother IX, 590; Buscai in Hist. Tasehenb. 1889, 280 ss. - Cloniro quest'opinione cfr. anche Gairdner in Engl. Hist. Review 1896, 674 s. 3 Su interpretazione erronea d’un documento riferentesi a tutt'altro negozio si fonda l'opinione di Brewer (I5re\ver-Gairdn'er II. 163 s.), che gift nel 1526 sianvi state trattative con Roma circa il divorzio; cfr. in contrario Ehses in Hixt. Jahrb. 1S88, 614; Gairdner in Engl. Hist. Review 1896, 670». * Quantunque anche storici recenti se ne sieno lasciati ingannare e abbiano