Condotta enigmatica del duca di Urbino. La guerra dell’Italia centrale. 209 capitano potè dirsi : Venne, vide e fuggì.1 Dopo che furono giunti cinquemila Svizzeri, il duca si mise di nuovo in moto, ma con estrema lentezza. Il 22 luglio occupò una forte posizione alle porte di Milano e il 24 luglio discuteva ancora su ciò che era da fare quando giunse la nuova, che il castello di Milano si era per fame arreso agli Spagnoli, i quali pensavano già a sloggiare dalla città. Il contegno enigmatico del duca di Urbino destò già allora il sospetto, che egli si volesse vendicare su Clemente VII di ciò che un dì avevagli fatto Leone X.2 Contemporaneamente anche sul teatro di guerra nell’Italia media era subentrata una piega sfavorevole. Si trattava del possesso di Siena, che per la sua posizione fra Roma, Firenze e la Lombardia aveva un’imiportanza affatto speciale.3 Ivi dopo la battaglia di Pavia era stato abbattuto e messo al bando il partito favorevole al papa, che il duca di Albany aveva aiutato a vincere. Il nuovo governo ghibellino stava del tutto dalla parte dell’imperatore, che pretendeva la città come cosa propria. * Dietro consiglio del Salviati5 Clemente fece il tentativo d’impossessarsi di nuovo del punto importante. Ai primi di luglio seguì contemporaneamente da cinque lati l’assalto contro il territorio senese : il duca di Pitigliano avanzossi dalla Maremma, Virgilio Orsini per Val d’Or-cia, le truppe di Perugia e parte di quelle di Firenze per Val d’Ar-bia, il resto delle truppe fiorentine per Val d’Elsa; i porti marittimi furono assaliti da Andrea Doria, il quale riusciva tosto a prendere Talamone e Porto Ercole. Anche presso l’esercito di terra tutto sulle prime andò a seconda, ma poi Ugo de Moncada riuscì a ritardare la marcia su Siena coll’intavolare trattative di pace. Intanto fra i capi degli assalitori, di cui ognuno aveva uno scopo diverso, sorsero contese. Ma fu decisiva l’imprevidenza dei generali, che non avevano sufficientemente protetto il loro campo avanti a Siena. Il 1 Guicciardini XVII. 2. Cfr. le lettere del Guicciardini presso Bernardi, I assedio di Milano nel 1526 dappresso la corrispondenza inedita di Fr. Guicciar-',i»< [nell’Archivio segreto pontificio]; Arch. star. Lomb. XXIII, 281 s. 2 Guicciardini XVII, 3. Sanuto XLII, 308. Cipolla 908. Reumont III 2, 223 s. si dichiara contro l’opinione, che il duca di Urbino sia stato un vero tradi-'"re. come l'afferma anche nuovamente Balan, Clemente VII t>4. «Egli era», giudica lo storiografo di Roma, « un tattico, ma un infelice condottiero, che evitava qualsiasi decisiva ». Il Reumont ritiene che il duca in ogni modo « non "‘‘ntisse alcun impulso di rischiare alcun che in favore di Clemente». Egli riprova (III 2, 847) la riabilitazione del duca, che I’Ugolini II, 237 ss. ed altri hanno tentata. Marcucci 134 s. cerca di spiegare la condotta del duca con motivi tattici, ma nella sua apologia va certo troppo oltre. 3 L'importanza di Siena (cfr. Grethen 118) fu totalmente trascurata dal 1 -mossa, fjfr. la sua * lettera al Giberti in data di Venezia 1 agosto 1520 nella biblioteca comunale di Verona. 4 Grethen 118. 5 Vedi * Tommasi, Storia di Siena nella Biblioteca civica di Siena A. IV 3-4, f. 203. Cfr. Fossati-Falletti, Clemente VII 11. 16. Pasttor, Storia dei Papi, IV, 2. 14