Nuovi tentativi del Wolsey e resistenza del papa. 469 portaronsi dalla regina, che li ricevette con grande diffidenza. In questo primo come pure in un secondo colloquio del 27 ottobre ella respinse recisamente la proposta di ritirarsi in uè chiostro.1 Con ciò del resto non si sarebbe ottenuto nulla giacché rimaneva sempre in piedi la questione della validità del vincolo vnatrimoniale. S\ comprende molto bene che Caterina si tenesse rigidamente ferma ai suoi diritti. Una spagnola, una figlia del re cattolico, non poteva ammettere in faccia a tutti d’essere stata unta e incoronata senza diritto, d’essere stata dai 24 anni in poi una concubina mentre nel suo animo era convinta della validità del suo matrimonio. Essa pertanto credette di non dover mettere colla condiscendenza a repentaglio il diritto dell’unico figlio al trono. Wolsey, molto malcontento per il corso della cosa avveratosi fino allora, fece ancora un tentativo per ottenere dal papa il permesso, che la bolla decretale venisse comunicata anche ai consiglieri del re, scrivendo nell’istruzione del 1° novembre 1528 per l’oratore Gregorio Casale la cosciente falsità, che secondo il volere del papa essa era pure destinata a servire d’informazione per il legato Campegio e i consiglieri del re. Allorquando il Casale gli espose il desiderio del Wolsey, il papa, il quale ora vide chiaro come colla doppiezza inglese fosse facile il pericolo d’abuso, deplorò amaramente la propria arrendevolezza, incolpò di menzogna il cardinale inglese e dichiarò che, se fosse possibile annullerebbe volentieri anche colla perdita d’un dito quant’era stato fatto. Tutte le altre osservazioni del Casale rimasero vane, persino l’accenno alle brutte conseguenze che potevano nascere dal rifiuto del papa, al distacco del re e con ciò del paese dalla Chiesa. Clemente ora stette saldo e declinò la responsabilità per ciò che Enrico Vili potesse causare in Inghilterra, avendo fatto con lui tutto quanto poteva concordare colla sua coscienza.2 Anche secondo la posteriore relazione di Giovanni Casale al Wolsey del 17 dicembre 1528 il papa dichiarò ripetutamente che aveva stesa la bolla decretala affinchè fosse mostrata soltanto al re e poi subito bruciata.3 Se dall’arrivo del Campegio nell’ottobre 1528 fino all’anno vegnente molto inoltrato il tempo passò senza che avvenissero cose essenziali e senza che si costituisse anche solo il tribunale, questo temporaggiamento rispose bensì alle intenzioni dello stesso Campegio, ma fu dovuto specialmente ai continui sforzi del Wolsey per tutelare prima dell’apertura del processo da ogni dubbio giuridico e difendere contro qualsiasi appello la decisione che doveva pren- 1 Conclusione della relazione al (Salviati del 28 ottobre 1528 presso Ehses, l>oVumcnte 50 s. 2 Ofr. Ehses ln Hist. Jahrb. 1888, 638 s.; Hefele-Heroenköthi» IX, 611, Rrewer-Oatrdner II, 320 ss. 3 Cfr. Ehses loc. cit. 38.