204 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 3. difesa di Roma.1 Inoltre il papa si mise in comunicazione cogli Orsini 2 poiché a quei dì egli aveva da temere non solo i Romani, ma anche il potente casato dei Colonna fautori deH’imperatore. Apparentemente i medesimi si erano fin qui conservati del tutto calmi ;3 se non che fuoco covava sotto la cenere e ci voleva soltanto una folata di vento per attizzarlo ed una fiamma divampante. Il cardinale Colonna, l’antico avversario del Medici, non poteva dimenticare che gli era sfuggita la tiara per opera del medesimo. Quantunque avesse ricevuto da parte di Clemente VII il vicecancellierato e numerose testimonianze di favore,4 pure quest’uomo ambizioso si riteneva come non ricompensato a sufficienza, anzi come trascurato. Dall’autunno 1525 era palese la rottura fra lui e il papa. Pieno di astio e covando vendetta il cardinale erasi ritirato nei forti castelli della sua famiglia, dove rimase ad onta dì un monitorio papale. La politica anticesarea del papa lo infiammava all’eccesso, e più volte ai rappresentanti di Carlo V fece la proposta di scatenare a Roma, Siena e Firenze una rivoluzione contro il pontefice.6 L’imperatore era entrato in questa proposta6 e i suoi ambasciatori Mon-cada e Sessa, che si trovavano sotto la tutela del diritto delle genti, si misero ora all’opera per prendere gli ultimi accordi. Il Mon-cada si recò a Genazzano il 27 giugno: Sessa, che nel giorno dei Ss. Pietro e Paolo aveva offerto la chinea, ma senza il solito tributo, subito dopo partì per Napoli onde ivi adunare denaro e truppe; ambidue viaggiarono con salvacondotti pontifici.7 Mentre così gli imperiali lavoravano di soppiatto contro il papa, i Assai distesamente descrive quest’episodio * Cornelio de Fine, Diario. lì iblioteca nazionale di Parigi. - Relazione di X. Raince dell’ll giugno 1526 presso Grethen 121. Cfr. Saluto XLII, 26; Salvigli XVI, 288 e Cipolla 901. s * « Li Colonesi non fanno per ancbora dimostratione alchuna anchora che si dica di molte zancie». G. de’ Medici da Roma 28 giugno 1526. Archivio di Stato in' Firenze. * Cfr. * Regest. Vatic. 1238, i. 98 s. ; 121,0, f. 35 s. ; 1242, f. 239 s. ; 1269, f. 162; 1275, f. 138. Archivio segreto pontificio. » Cfr. Santtto XV, 98, 346, 366, 431; Gayangos III 1, n. 221, 253, 333, 363, 364. o Vedi sopra pag. 202. t Leti. d. princ. II, 150, 151bs., 153. iSantjto XLII, 27. Villa, Italia 136. * Dispaccio di G. de’ Medici del 2 lugUo 1526 neli’A rchivio di Stato in Firenze. Moi.i.ni I, 205 s. Gayangos III 1, 475, 476. * Lettera di X. Raince del 5 luglio 1526 nella Riblioteca nazionale di Parigi, Fonda frani. 2984, f. 10b. Sai.violi XVI, 289, cfr. 291 sul tributo del duca di Ferrara rifiutato nel giorno dei 'Ss. Pietro e Paolo; quest’ultimo, non potendosi prevedere l'esito, continuava ancora a trattare col papa. Così riferisce G. de’ Medici il 12 luglio 1526. * « Egli è comparso iersera nova imbassata del ducha di Ferrara e porta tali condizioni a X. S. che per queUo ne ritragho sarà facile cosa che si accordi e unìscha con 'S. iStà » — e il 16 luglio : * « La pratica di Ferrara si tira avanti». Archivio di 'Stato in Firenze.