Kiforme di Ordini antichi. 589 cercavano la solitudine. In questa guisa già sotto Leone X Paolo Giustiniani dell’ordine Camaldolese aveva introdotto un miglioramento erigendo eremitaggi camaldolesi con statuti speciali molto rigidi a Pascelupo nell’Appennino, poi presso Massaccio in provincia d’Ancona.11 membri abitavano in casette separate ognuno del tutto per sè. Insieme colla rigorosa osservanza dei voti il Giustiniani annetteva sommo valore al perfetto isolamento. In una delle sue lettere egli elogia questa maniera di vivere in elevata solitudine lungi dal tramestio del mondo siccome la via migliore per raggingere la pace dell'anima e la perfezione spirituale.2 Come Adriano VI, così Clemente VII concesse protezione a questa congregazione eremitana dei Camaldolesi. Il secondo successore del Giustiniani (f 1528), l’eremita Giustiniani di Bergamo, fece di Monte Corona presso Lmbertide nell’alta valle del Tevere il centro della fondazione, che ha dato il nome a tutta la congregazione. L’assiduità dei religiosi ha trasformato la inospitale montagna in uno dei più pittoreschi eremitaggi del mondo. Là pure Clemente VII favorì con grazie e privilegi e confermò i nuovi statuti.3 Presso gli Eremiti Agostiniani il dotto generale Egidio Canisio continuò anche sotto Leone X* l’attività riformativa iniziata già prima,5 mentre Gregorio Cortese, che aveva avuto un’educazione classica, lavorava nella stessa direzione nella congregazione Benedettina Cassinese fondata a S. Giustina in Padova.0 Già sotto Leone X erano stati fatti serii tentativi di riforma anche presso i Francescani Osservanti. L’egregio generale Francesco Lichetto nel 1517 assegnò su esempio spagnolo a coloro che avevano sentimento più rigoroso case così dette di raccoglimento, cioè conventi, nei quali essi potevano ritirarsi per libera elezione allo scopo di osservarvi indisturbati nel modo più esatto e rigido la regola dell’Ordine e specialmente di dedicarsi ad aspre penitenze ed a continua meditazione. Le più antiche di queste case, Fonte Colombo e Greccio, sorgevano nella valle di Rieti santificato dalla dimora di S. Francesco e i loro abitatori chiamavansi Frati della 1 Cfr. Fiori, Vita del &. F. Giustiniani, Roma 1724 ; Bromato I, 90 ; Heim-Buciier I, 206; Studien aus d. Benediktinerorden XII, 64 s. 2 V. la lettera al iCarafa in Bromato I, 136 s. 3 Bull. VI, 117-119. Helyot VII, 313. Anche a Monte Corona dopo la «acciaia dei religiosi il quadro antico s’è cambiato non a suo vantaggio. L’abbattimento delle magnifiche antichissime foreste ha coronato l’opera di distruzione. * V. la * lettera di Egidio Canisio da Roma 8 luglio 1515 in Cod. 1001, f. 298b della Biblioteca Angelica a Roma. ® Cfr. Lämmer, Beiträge zur Kirchengesch. 65 s. 6 Vedi Greg. Cortesii Opera I, Patavii 1724, 19 ss. ; sul Cortese cfr. Dit-trich in Kirchenlexikon di Wetzer u. Welte III2, 1135 ss. e Gothein, Ignatius 110 s.