496 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 12. prendere misure convenienti,1 ed anche Clemente VII non mancò di vigilanza. Nel gennaio 1524 egli inculcò al nunzio di Venezia ed eziandio a quello di Napoli che si osservassero i decreti del concilio Lateranense intorno ai predicatori e agli stampatori di libri. Circa lo stesso tempo il papa procedette contro alcuni sospetti di eresia a Mirandola, Padova e Napoli .3 Trovarono presto seguaci in Italia non soltanto le idee di Lutero, ma quelle pure molto più avanzate di Zuinglio. Lettere del-l’agostiniano Egidio della Porta di Como provano, che nel 1525 egli ed alcuni suoi compagni erano pronti a lasciare l’Italia ed unire la loro sorte a quella di Zuinglio.4 Nel novembre del 152U Clemente VII commise al capitolo di Sion, nel gennaio 1527 al minorità Tommaso Illirico di procedere contro i luterani in Savoia. Una bolla pontifìcia del luglio 1528 comandava al vescovo e inquisitore di Brescia di favorire la confortante azione di quei cittadini contro l’eresia luterana e specialmente di giudicare il carmelitano Giambattista Pallavicini, che nell’ultima quaresima aveva predicato dal pulpito dottrine luterane.6 A Bergamo l’eccellente vescovo Pietro Lippomano sforzavasi dal 1527 in poi ad impedire la diffusione di scritti luterani che venivano importati dalla Svizzera. Ai 27 d’agosto del 1528 Clemente VII emanò da Viterbo un’enciclica ai vescovi italiani in cui li esortava, conformemente al loro dovere di veri pastori, a reprimere l’eresia, che cominciava a penetrare nel gregge del Signore; si proceda con benignità coi pentiti, ma si puniscano rigorosamente coll’aiuto del potere civile gli ostinati. Porta un carattere generale anche l’editto che ai 15 di gennaio del 1530 Clemente VII indirizzò da Bologna al generale dei Domenicani Paolo Butigella, inquisitore a Ferrara e Modena. In esso egli rilevava che l’eresia di Lutero si era diffusa in varie parti d’Italia presso i laici e gli ecclesiastici tanto che alcuni con discorsi, altri persino con prediche tentavano di alienare i fedeli cristiani dall’obbedienza verso la Chiesa. Poiché l’eresia d’Ario, da principio semplicemente una favilla, perchè non repressa aveva acceso un grande incendio in tutto il mondo, così egli intendeva procedere a tempo e perciò il Butigella e tutti gli inquisitori dell’Or- 1 Beneath, Reform, in Venedig 2 s. 2 Fontana, Docum. ì'atic. 76s.. 80s. 3 Ibid. 78 s., 85 s., 87 s. * Vedi Hottinger, Hist. eccl. saec. XVI. VI 2, 611; M’Cwe Gesch. tier Reformation in Italien 38 s.; Ciiristoffel, H. Ziringli, Helberfeld 1857. 170 s. » Fontana. Docum. Vatic. 96-101 (leggi 1527 invece di 1547). o Bull. VI. 115 s. Pallavicini, che suscitò scandalo anche a ('hieri (Arch, ¿tor. Ital. 3* serie, XXIII, 442 s.), ritrattò pentito in una * lettera al papa <|a Torino 8 giugno 1529 i suoi errori: * Lettere di principi VI, 47. Archivio segretopontificio. t Cfr. Uccelli. Dell'eresia in Bergamo in La scuola cattolica. Milano 1Si*>. ■i Fontana, Docum. Vatic. 103.