466 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 11. e pare che ambedue credessero d’avere ora come raggiunto il loro scopo, mentre il Wolsey, che vedeva più a fondo, comprese al contrario, che col risultamento recato dal Fox nulla si era guadagnato per la soluzione definitiva del negozio in Inghilterra : riflettendo però più da presso, egli non lasciò scorgere il suo malcontento per guadagnare almeno tempo e rimandare al possibile la sua caduta ora riconosciuta inevitabile.1 Il Wolsey quindi fece subito un ultimo tentativo per ottenere a mezzo del Gardiner rimasto in Italia la bolla decretale. In relazione con questo progetto egli addì 10 maggio 1528 eseguì una singolare scena dichiarando solennemente ad Enrico Vili in presenza del Fox e di molti procuratori del re, che sebbene egli fosse obbligato al suo re tanto quanto possa mai esserlo un suddito al suo signore e sebbene la sua devozione, fedeltà e lealtà verso Enrico fossero così incrollabili, che per i giusti interessi del medesimo sacrificherebbe volentieri beni, sangue e vita, pure sentivasi ancora più obbligato verso Dio, dinanzi al quale doveva un giorno render conto di tutte le sue azioni e che perciò in tutto questo negozio intendeva tirarsi addosso la somma disgrazia del re e farsi mettere in pezzi piuttosto che compiere cosa alcuna contro la giustizia o che il re in questa questione pretendesse da lui qualche cosa che la giustizia non permettesse. Anzi, se la bolla (di Giulio II) risultasse sufficiente, egli la dichiarerebbe tale.2 Fu una pura commedia, eseguita unicamente perchè il Fox stesso, che il dì dopo aveva da scrivere al Gardiner le nuove istruzioni del Wolsey, ingannatone ne desse relazione ed a mezzo del Gardiner se ne facesse racconto al papa, nel quale con ciò dovevasi suscitare tale fiducia nella coscienziosità del Wolsey e nel suo amore per la giustizia da potergli concedere senza scrupolo la bolla decretale.3 Le istruzioni scritte l’il maggio da Fox al Gardiner portavano, che egli avesse ad ottenere in ogni maniera che si stendesse segretamente la bolla decretale esponendosi al papa come importasse molto per l’autorità e l’influenza del Wolsey presso il re e quindi per il prestigio dela Santa Sede stessa, la concessione della bolla decretale. Onde togliere le difficoltà del papa si dava al Gardiner e al Casale l’istruzione di dichiarare e solennemente giurare a nome del Wolsey, che costui «mai comincierebbe sulla base di questa bolla il processo di divorzio, nè mostrerebbe ad anima viva il documento o imprenderebbe cosa alcuna, per cui potesse derivarne il minimo danno alla Sede Apostolica, il minimo scandalo. Lo farebbe i Ofr. Ehses in Hist. Jahrb. 1888, 249s.; Gairdner in Engl. Hist. Review 1S96, 702; Friedmann I, 70s. - Fox a Gardiner I'll maggio 1528 presso Pocock I, 153 s. Gairdner loc. <-!t. 1897, 3. Ehses loc. cit. 629. s Ofr. Ehses loc. cit. 629 s. : Gairdner loc. cit. 3 s.