562 Libro .III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 15 a. voli non cercavano che denaro e guadagno. Se per il raffreddamento della carità cristiana potevano appena stare in piedi gli Ordini mendicanti, come avrebbe potuto sostenersi un Ordine nuovo, che rinunciava persino a chiedere elemosine? Contro tali dubbii Gaetano ricordò la sentenza di Gesù Cristo : « non datevi pensiero della vostra vita, di che la sosterrete, nè del vostro corpo, di che lo vestirete» e Gaetano accentuò sì energicamente dinanzi al papa la sua fiducia nella divina Provvidenza, che Clemente VII esclamò : non ho trovato tanta fede in Israele. Nè mancarono altrimenti serie difficoltà. Gaetano aveva scrupolo d’ammettere il Carafa perchè era vescovo. Dal canto suo Clemente VII non vedeva che con molto dispiacere togliersi dal suo servigio un uomo così energico, al quale da poco aveva affidato un ufficio importante relativamente alla riforma del clero romano. Inoltre il papa era spaventato dalle difficoltà di sostituirlo nella direzione delle diocesi di Chieti e Brindisi. Il focoso Carafa, abituato dai suoi vecchi amici Giberti, Sadoleto e Schònberg,1 non si quietò fino a che il papa non cedette e gli concesse di rinunziare ai due vescovadi.2 Il breve decisivo, redatto dal Sadoleto, venne il 24 giugno 1524. Esso permetteva al Carafa, a Gaetano ed ai loro soci e successori, emessi solennemente i tre voti essenziali, di vivere in società come chierici regolari portando l’abito ecclesiastico usuale, di sottostare immediatamente alla Santa Sede, di eleggere un superiore, che però non occupasse l’ufficio più di tre anni, e di ammettere ai voti dopo un periodo di prova d’un anno sacerdoti secolari e laici : oltracciò essi ricevevano tutti i privilegi dei canonici del Laterano e con ciò anche la facoltà di accettare benefizi curati. Le costituzioni particolari dovevano presentarsi per l’approvazione soltanto più tardi, dopo fatte ulteriori esperienze.3 Ora Gaetano rinunziò a tutti i suoi benefizi e diede ai congiunti l’eredità paterna. Veggo Cristo povero e me ricco, scrisse egli ad essi addì 24 agosto 1524, Lui sprezzato e me onorato. Voglio fare un passo per avvicinarmi di più a Lui ed ho quindi deciso di abbandonare quanto ho ancora di temporale.4 Anche Carafa distribuì i suoi beni fra parenti bisognosi e poveri, rinunziando insieme ai suoi due vescovadi. Quest’esempio di rinunzia a quel tempo affatto inaudita suscitò somma meraviglia. Molti non riuscivano neanche a comprendere un passo così 1 Ofr. Bromato I, 96. 2 Ofr. Lett. tì. princ. II, 52; Sanuto XXXVI, 326. s Bull. VI, 73 s. Ofr. Bromato I, 112, 115, 117 s. L'originale del breve nel-l'Archlvio generale dei Teatini a Roma. * Questa bella lettera, giustamente celebrata dai biografi del Santo (cfr. LC-bej? 89), firmata Fratcr fìaietanus niiter prcsbi/ter, fu ben presto diffusa in copie manoscritte. Una di tali copie antiche nell’A rchlvio generale dei Teatini.