Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 15« essi, da veri riformatori, partirono dall’idea, che non si dovesse uscire in infeconde lagnanze, ma che il necessarissimo miglioramento del tutto avesse ad iniziarsi con una riforma di sè stessi e dei più vicini. In forma umilissima e modestissima essi si rifecero da capo, fondando, pieni di santo zelo, come una cittadella per curare i mezzi di grazia che ha la Chiesa, per combattere i vizi e gli abusi e per esercitare opere di carità.1 Il pensiero fondamentale dei membri àeAYOratorio del divino Amore, di rinnovare dapprima il proprio interno con esercizi di culto, colla preghiera comune e la predica, col frequente uso dei sacramenti e opere di carità cristiana e d’indicare col loro esempio la giusta via della riforma, era assolutamente cattolico perchè conformemente alla volontà del suo fondatore la Chiesa ha in ogni tempo considerato e proposto la santificazione interiore siccome l’essenziale. Anche i sentimenti di tutti i membri dell’Oratorio erano rigorosamente cattolici; nessuno di questi uomini pensava anche solo da lontanissimo di staccarsi dalla base granitica della dottrina ecclesiastica o di tentare per via illegittima una riforma in causa dei mali nell’alto e nel basso clero.2 Come luogo di riunione serviva loro la chiesetta dei Ss. Silvestro e Dorotea sorgente nelle vicinanze di S. Maria in Trastevere, in una regione dove la tradizione d’allora collocava l’abitazione di sarti Pietro, credendosi a quel tempo che il principe degli apostoli avesse sofferto il martirio sulla vicina altura del Gianicolo. Il ricordo quindi dei più sublimi fatti della Roma cristiana splendeva agli occhi dei membri allorquando recavansi alle riunioni della loro confraternita. cietà scomparve al tempo della prima occupazione francese. Nell’Ar c h 1 v i o di Stato in.Roma, dove è andato a finire molto di queste cose, trovai nella serie Chiese soltanto quanto segue: * «iS'S. .Silvestro e Dorotea. Busta IV. L’ar-chiconfraternità del Divino Amore di ¡S. Gaetano fu istituita dal medesimo Santo l’anno 1517 nella Chiesa di iS. Dorotea in Trastevere e susseguente-mente l’anno 1T50 ai 13 Settembre fu trasferita nella Chiesa di IS. Andrea della Valle già de’ Padri Teatini, dove fa le sue funzioni, specialmente quelle che riguardano la devozione di S. Andrea Avellino nella sua cappella ivi esistente ». 1 Vedi A. Caracciolo, * Vita di Paolo IV (Biblioteca Casanatense in Roma). 2 Al dubbio ora universalmente abbandonato sulla ortodossia del Conta-rini (che del resto come già dimostrò Iverker in Theol. Quartalschr. 1859, 8 s., non è dei fondatori dell’Oratorio) si connette il fatto che Ranke ( Piipste I”, 88 s.) mettesse l’Oratorio fra le analogie del protestantesimo in Italia. Questo errore fondamentale del celebre storico (con Kerker, loc. cit.. cfr. anche Btrss. Die Gesellschaft Jesu 601 s. e Laemmer. Misericordias Domini, Freiburg 1861, 98) è del resto abbandonato anche da parte di protestanti (vedi IIaurenbrecher. Kath. Ref. 208 e 399 s. ; cfr. Benrath in Realencykl. di Herzog XIV3, 424 e Habnack in Theol. Literaturzeitung di Schürer 1882, 254). In nessun membro dell’Oratorio è dato rintracciare dottrine che s’allontanino dal dogma cattolico. È parimenti falso rappresentare, come fa 11 Ranke, l’Oratorio siccome una riu- nione letteraria che assunse una tinta religiosa, Rancandone ogni prova. Era una confraternita che dura tale oggi pure.