530 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 13 6. vale in particolare per le teste di leone, aquile e festoni occupanti il fregio lavorati dal Mosca ed altrettanto per i campi ornati a scultura che trovansi ai lati delle porte e nello zoccolo: i primi sono riempiti coll’arma medicea, gli ultimi con figure ornamentali, angeli oranti, tritoni, sfingi, uccelli, vasi e candelabri.1 Funesta fu la predilezione del papa per Baccio Bandinelli,2 che tutto egoismo ed ambizione tentò in modo indegno di rivaleggiare con Michelangelo riuscendo solo a creazioni spiacevoli. Il lavoro migliore del Bandinelli è la copia, eseguita per commissione di Leone X, del gruppo del Laocoonte, che sotto Clemente VII venne collocata nel secondo cortile del palazzo Medici a Firenze (ora agli Uffizi).3 A destra del portone principale di Palazzo Vecchio, come riscontro del Dovici di Michelangelo, trovò il suo posto il gruppo in marmo del Bandinelli Ercole che uccide Caco, lavoro ampolloso che diventò ben presto il bersaglio della pungente satira dei Fiorentini. Un’altra opera commessa al Bandinelli, VArcangelo Michele trionfatore dei sette vizi capitali, che, gettata in bronzo, doveva decorare Castel S. Angelo, non venne eseguita.4 Come Bandinelli, anche Giovanni Angelo Montorsoli si ebbe dal pontefice assegnata l’abitazione in Vaticano. Montorsoli era considerato il maestro nell’arte, allora in auge, di restaurare statue antiche con completamenti spesso piuttosto arditi. Per commissione di Clemente VII egli completò il braccio sinistro dell ’Apollo di Belvedere e il destro del Laocoonte.. Il papa, che al mattino, recitando il breviario, amava passeggiare nel Belvedere, aveva grande interessamento per questi lavori.5 Al pari di molti altri artisti anche il massimo fra essi aveva congiunto vaste speranze all’elezione di Clemente VII. Avrete sen- 1 Schönfeld, Sansovino 27 s. LObke in Zeitschr. für hild. Kunst VI, 158 s. Kölner Domblatt 1862, nr. 211-212. Bltrkhabdt, Cicerone 412. Graus in Kir-chcnschmuck 1801, 37. Arte III, 254. Clausse II, 242s.; Ili, 145s. Jahrb. der preuxx. Kunstsamml. XXVI. 100. V. anche Ciaconius II, 475. Rassegna naz. 1.884 e Sacconi,"Relaz. dell'ufficio reg. p. I. conservaz. d. nwnum. delle Marche e dell’Umbria, 2* ed., Perugia 1906. 2 Ofr. Perkins, Sculpt. Ita!, II, 442 s. s Vedi Reumont, Beiträge III, 445s.; Kunstblatt 1849, nr. 7: Arch. stör, dell'Arte II, 108 s.; Report für Kunstwissenschaft XIX, 163; Jahrb. des deutschen archäol. Instituts V, 30; Jahrb. der preuss. Kunstsamml. XXVII, 160. La copia del Laocoonte passò a Firenze molto più presto di quanto comunemente si crede. Cfr. * Cod. Barb. Lat. XXXII 219 e * Introit. et Exit. 561 ; * « 10 Dee. 1524: due. 144 anri de camera de mand. sub die prima pres. Barth. mereiario S. D. X. pro pluribus expen. factis in conducendo statuam marmoream Lao-coontis ex urbe Florentiam ». Archivio segreto pontificio. 4 Ofr. A. Jansen in Zeitschr. für bild, Kunst XI, 98 s. s Vedi Reumont III 2, 439; Jahrb. des deutschen archäol. Instituts V, 30 s. Xei libri di eonti è allibrato sotto il 30 settembre 1524; «due. 500 a M. Jac. Liryco per certe maschere antiche ». Archivio di Stato in Firenze, S. Maria Novella 327.