Vergerio sulla triste condizione della Chiesa in Germania. 503 guasti siano quasi tutti gli animi.1 Da Praga dove aveva seguito ¡a corte del re, il Vergerio mandò a Roma addì 8 dicembre una relazione veramente impressionante. «Senti», esclamava egli al Car-nesecchi. « senti come la va per la Chiesa di Cristo in questo paese. In tutto il grande regno di Boemia ora non sono stati ordinati che sei pret: e si tratta di gente poverissima, alla quale per la sua povertà ho dovuto dare gratuitamente la dispensa per potersi far ordinare da qualsiasi vescovo. Il vescovo di Passau mi ha narrato che in tutta la sua diocesi in quattro anni sono stati ordinati cinque sacerdoti. Il vescovo di Lubiana mi ha detto, che dalla sua diocesi in otto anni non si sono avuti che 17 preti. Suonano addirittura incredibili le nuove sulle parrocchie vacanti a causa della scarsità del clero. E ciò non si verifica soltanto nella mezzo scismatica Boemia, ma in tutta l’Austria, in tutta la Germania».2 A simili novelle sul continuo regresso della fede cattolica in Germania il Vergerio unisce le più pressanti esortazioni perchè a Roma si prendano le sollecitudini necessarie per tante anime in pericolo, raccomanda caldamente in ¡specie che s’aiutino i campioni letterarii, i quali, come Eck in Baviera, Coeleo in Sassonia, Nausea sul Reno e Faber nei paesi ereditarii austriaci, difendevano con coraggio la causa cattolica.3 Non è che troppo caratteristico per la sua politica ecclesiastica il contegno di Clemente VII precisamente in questo negozio. Già il Campegio nel 1530, l’Aleandro nel 1532 avevano additato la necessità di prestare aiuto materiale a questi letterati in parte molto poveri.4 A Bologna lo stesso cardinale Cles aveva parlato in proposito con Clemente VII ottenendo le migliori assicurazioni, ma, ciò non ostante, nella primavera del 1533 non s’era ancora fatto un bel nulla. Il Cles fece quindi serie rimostranze al Vergerio e lo stesso nunzio non trascurò di sollecitare la cosa a Roma dichiarandosi anzi pronto a versare ai sunnominati 200 ducati di propria tasca qualora potesse sperarne ia restituzione.5 Anche ora è molto strano il contegno della Curia. Non negossi invero la necessità di aiutare i dotti cattolici, ma si esortò a curare che ne derivassero spese minime al possibile perche si era in grande penuria finanziaria: Ferdinando I poteva molto più facilmente fare di più.“ È ancor più strano che anche quando vi fu la possibilità di dare un aiuto a detti cattolici, non lo si facesse. Seguendo l’antica brutta usanza davansi ancora pingui beneficii a chi non n’aveva bisogno. Così nell’ottobre del 1533 1 Nuntiatur bericht e I. 140. 2 Nuntiaturberichte I, 152. Cfr. Jawssen-Pastob Vili«, 419 s. 3 Cfr. Nuntiaturberichte I, 84, 141. 156. 4 Vedi Laemmek, Moti. Vatic. 59, 99, 119. 5 Nuntiaturberichte I, 84, 89. « Nuntiaturberichte I, 120. Cfr. Vibck in Preuss. Jahrb. I/XXXV, 279.