Torbidi in Ungheria. Relazioni del Burgio. 413 Anche nella dieta riunitasi nel maggio 1525 si riconobbe che Clemente VII ed i suoi legati facevano tutto il possibile per aiutare il regno. Il capo del partito nazionale della nobiltà, Stefano Verboczy, celebrò con parole entusiastiche i meriti acquistati dalla Santa Sede per l’Ungheria, ma l’invito alla guerra turca fatto dal Burgio per incarico di Clemente VII risuonò senza effetto. L’assemblea non si occupò che delle lagnanze contro il palatino Stefano Bathory, il primate Ladislao Szalkay, il tesoriere Emme-rico Szerencsés e gli odiati cortigiani tedeschi. Gli aderenti di Giovanni Zapolya, il più ricco e potente dei magnati, ne chiesero furiosamente l’allontanamento. Avendo il re risposto in parte evasivamente a questa pretesa, fu presa la risoluzione che tutta la nobiltà avesse a trovarsi armata il 24 giugno a Hatvan a nord-est di Buda per curare gl’interessi del regno.1 Re Ludovico comparve in persona all’assemblea di Hatvan addì 2 luglio 1525 e l’accompagnava Burgio, che ora, dopo il richiamo del Campegio, rappresentava da solo il papa. L’assemblea, in cui dominavano gli aderenti del Zapolya, rovesciò tutto il governo d’allora: vennero doposti gl’infedeli consiglieri e si chiamò palatino il Verboczy.2 Anche in seguito nulla si fece per la cosa più che tutte necessaria, per la difesa del regno contro i Turchi; — solo il papa mandò soldo per le truppe sul confine3 mentre che l’odio dei partiti cresceva di continuo nel paese. Mentre regnava in Ungheria un caos politico, che dava origine alle più gravi crisi di Stato, Solimano, il sultano degli Ottomani, faceva i più vasti preparativi di guerra, sui quali addì 18 gennaio 1526 il nunzio Burgio riferiva a Roma lamentando insieme il difetto di provvedimenti difensivi in Ungheria : non essersi potuto pagare il soldo neanche ai presidii delle fortezze di confine, il re essere sì povero da mancare spesso di viveri, regnare la più grande disunione tra la nobiltà sia alta sia bassa: inoltre aversi poca speranza di aiuto da parte delle potenze estere o di una lega dei principi cristiani. Perciò, conclude il Burgio, solo Sua Santità potrebbe recare aiuto, ma conosco ottimamente la vessata condizione della Chiesa e so che, da tutti abbandonata, essa non può far che poco. Queste notizie eserciteranno certamente su Sua Santità un’impressione accasciante, ma è mio dovere scrivere la verità mentre annuncierei volentieri notizie più favorevoli.4 1 Vedi Relat. orat. pontif. 184 s., 188 s.; Fraknöi, Ungarn 101s.; Hubeb III, 527. 2 Ofr. Ranke, Deutsche Gesch. II«, 288; Fraknöi, Ungarn 146; Huber Hl, 528 s. 3 Vedi le relazioni Burgio del 9 e 30 agosto 1525 in Relat. orat. pontif. “'1, 257 s.; cfr. Popesctj, Die Stellung des Papsttum und des christl, Abendlandes gegenüber der Türkengefahr, Leipzig 1887, 67 s. 4 Relat. orat. pontif. 305-306.