Riforme ecclesiastiche di Clemente, VII. 641 gioranza risultava di nobili signori dai sentimenti mondani. Molti dell’ecclesiastico non avevano che l’abito e occupavansi di tut-t’altro che di cose di Chiesa.1 Quanto si fosse abituati a simili innaturali condizioni appar chiaro da una molto eloquente osservazione nella relazione del 1531 dell’oratore veneziano Antonio Soriano: non voglio, così egli scrive, già chiamar santo alcuno dei presenti cardinali, ma non posso che parlare onoratissimamente di essi siccome di signori che vivono da costumati e onorati gentiluomini. 2 Ma come accordavasi tale tenore di vita colle rigide prescrizioni del concilio Lateranense? Questa questione si connette coll’atteggiamento assunto dal papa di fronte alla necessarissima eliminazione degli abusi esistenti nella Chiesa. A questo riguardo fu a priori fatale che presso Clemente VII le cose ecclesiastiche non stessero per nulla come presso Adriano VI in prima linea. Per disgrazia sua e della Chiesa il Mediceo fu un papa eminentemente politico. Però ad uno spirito dalla vista sì acuta non potè sfuggire la necessità d’una riforma. L’attività svolta da Clemente VII come cardinale ed arcivescovo di Firenze per l’attuazione delle prescrizioni riformative del concilio Lateranense,3 facevano sperare che anche come pontefice egli sarebbe entrato in questo campo. Di fatto il primo anno del suo pontificato presenta una viva azione di riforma, evidentemente dovuta all’influsso dell’eccellente Giberti.4 Fino dal 18 gennaio 1524 Clemente VII portò in un concistoro il discorso sulla riforma della Curia e invitò i cardinali a fare proposte.5 Insieme andava l’idea d’una riforma generale delle cose ecclesiastiche, all quale scopo vennero chiamati a Roma prelati e vescovi dall’Italia e altri paesi, come la Spagna." Venne costituita una volgerlo ad altri pensieri dandogli il vicecancellierato e la legazione presso Carlo V (vedi sopria p. 429) e questo come i suoi debiti e la sua vita immorale (vedi Mot,menti, Vita di Venezia 287 e Luzio, Pronostico Gl) furono per Clemente VII fonte di continuo dispiacere. Il cardinale, della cui indole bizzarra si narrano le più strane cose, è una figura molto caratteristica per il suo tempo. l>a vero Medici l’Ippolito, che anche personalmente a\eva line cultura (vedi Jovius, Elog. 1. Vìi, amava musici, poeti, eruditi ed artisti : il suo circolo meriterebbe una monografia. 1 Rettmont III 2, 275. 2 Albèri 2* serie III, 289. Il seguito dei cardinali era affatto smisurato. I 21 cardinali che provarono il Sacco, avevano un seguito di 3108 persone. Sotto 'Clemente VII la Corte pontificia contava circa 700 teste ; vedi Gnom in Ardi. d. Soc. Rom. XVII, 386 s. 3 Cfr. il nostro voi. IV 1, p. 546. 4 Vedi Engl. Hist. ltevi&w XVIII, 272. 5 Vedi Acta cotisist. presso Kai>koff, I orschungen 87. e Questo risulta dal breve a Carlo V del 31 luglio 1524 presso Balas, Mon. saec. XVI 26 s. Cfr. anche Engl. Hist. Re viete XVII.I, 271 s.