Gli Schmalkaldici e il concilio. Ritorno del papa a Roma. 445 ecumenico; solamente quanto agli articoli proposti anche i principi ultimi nominati non vollero dare da sè risposta definitiva. Poiché però, pur rimanendo altre eccezioni, nella sostanza trattavasi solo della questione del luogo ed anche qui come pure sugli altri punti, data l’universale buona volontà, certamente sarebbe stato non difficile ottenere l’accordo, si poteva, dopo questo giro d’informazione, abbandonarsi a fondate speranze, tanto più che lo stesso elettore sàssone pareva avesse il miglior buon volere e certo alla fine avrebbe anche formato la sua definitiva risoluzione in senso favorevole, qualora i suoi teologi e gli altri principi protestanti non fossero stati di pensiero diverso. Giovanni Federico interrogò dapprima i teologi di Wittenberg facendosi dare dai medesimi dei pareri. Melantone dichiarò bensì, che in riguardo alle altre nazioni non potevasi convenientemente respingere il concilio, e nulla avere lui in contrario a che i protestanti dovessero comparirvi con salvocondotto, respinse però nel modo più risoluto l’articolo sull’obbligo della sottomissione alle decisioni del concilio.1 Similmente s’espresse su questa cosa Lutero, solo in forma più offensiva dando al papa gli epiteti di bugiardo, di miserabile sanguinario ed assassino.2 A questo contegno dei teologi corrispose poi anche la risposta in data 30 giugno 1533 dei principi e Stati protestanti raccolti a Schmalkalda,3 che esigevano un concilio libero da tenersi in Germania, per il quale doveva aver valore di norma la sola Bibbia, e respinsero in forma rude ed offensiva gli articoli del papa. Con questa dichiarazione furono resi vani tutti gli sforzi fatti fino allora per il concilio. Nè ebbe miglior successo la missione del nunzio Ubaldini presso Francesco I di Francia ed Enrico Vili d’Inghilterra, che evitarono di fare dichiarazioni determinate. * Da Bologna Clemente VII s’era recato dapprima a Fano onde rimuovere i torbidi ivi scoppiati, poi visitò Ancona e il santuario di Loreto rientrando ai 3 d’aprile del 1533 in Roma,5 dove lo attendeva una folla d’affari accumulatisi durante la sua assenza, ai quali si aggiunsero le cure per Corone gravemente incalzata dai 1 Ehses xcvi. Pastor, ReunUmsbestrebungen 88 s. Hefele-HB3m;sot*öther IX, 803. 2 Ehses xcvis. Pastor 88. 8 Presso Ehses xcvii-ci. * Ibid. ci s. » CoUe fonti citate da Ratxald 1533, n. 36 s. cfr. anche Sanuto EVIII, 11 s., 27, 35 e Balax, Clemente VII 204. À Roma erasi atteso con desiderio il ritorno del papa ; vedi le * relazioni di F. Peregrino del 1° e 23 marzo 1533 nell’Archivio Gonzaga in .Mantova.