La paco di Madrid (14 gennaio 1626). 195 meno appena fondati. Il risparmio di tempo, che l’armistizio procurava, tornava bensì di profitto all’imperatore, ma anche al papa. Clemente poteva sperare che in due mesi la situazione, in ispecie l’atteggiamento della Francia e dell’Inghilterra, si sarebbe tanto rischiarata da poter egli prendere più facilmente la decisione così ricca di conseguenze.1 Prima ancora che spirasse il termine di due mesi, fu fatta il 14 gennaio 1526 la pace di Madrid tra Carlo e Francesco. In essa il prigioniero re di Francia acconsentiva a quasi tutte le richieste del vincitore : faceva cessione del ducato di Borgogna, della contea dello Charolais e della sovranità sulle Fiandre ed Artois, amnistiava il Bourbon e gli altri ribelli, rinunciava a tutte le pretese su Napoli, Milano, Genova ed Asti e prometteva infine di fornire truppe di terra e di mare per accompagnare Carlo nella sua spedizione a Roma o per un’impresa contro i Turchi.2 L’imperatore, dopo uno strano indugio, ratificò il trattato solo l’il febbraio; il 17 marzo fu fatto il cambio di Francesco I con i suoi due figli, che dovevano restare all’imperatore come ostaggi. Coll’esclamazione: «Me voici roi dérechef!» (Eccomi di nuovo re!) egli metteva il piede sul suolo francese.3 Il trattato di Madrid fu forse l’errore politico più grave che abbia commesso Carlo V. Non senza fondamento il Gattinara, cancelliere dell’imperatore, si rifiutò di dichiararsi d’accordo sulle richieste, che riconosceva eccessive e insostenibili. In realtà il trattato imponeva al vinto obbligazioni tanto vaste, che il loro adempimento non potevasi giammai aspettare da un uomo come Francesco I. Ancor meno era da ammettersi, che una nazione come la francese si lasciasse abbassare al grado di una potenza di second’or-dine e obbligare al vassallaggio dell’imperatore. La pubblica opi- > desperare In tutto la salute d'Italia parendomi assai pii! ragionevole il credere » — il seguito stampato presso Professione Dulia battaglia di Pavia 61. lì dicembre 1525 il Canossa scriverà al Iiobertet: *« Vista la irresolntione del papa et non sperando che S. S4* intri in questa liga se non vede forze tale in Italia che lo possi securare del timore che ha de lo imperatore mi so sforzato di persuaderò a questa Signoria che essa si voglia risolvere senza il l«ipa ». Cfr. anche la * lettera a Luisa di Savoia del 22 dicembre 1525. B i -blioteea comunale di Verona. 1 Bau mgartkn, Karl V. II, 497. 2 Dtjmont IV 1, 399 ss. Capino da Capo, che andò a Roma il 20 febbraio 1526, P'irtò il trattato; vedi ¡Salvioli XVI, 278. Ai 5 di marzo il cardinale Cibo lesse nel concistoro una lettera di Carlo coll’annuncio della conclusione della pace ' * .1 età conniut. del vicecancelliere. Archivio concistoriale), onde Clemente VII il 10 marzo si congratulava con l’imperatore e dava comunicazione (’i una festa per la pace in Roma (Balak, Moti. saec. XVI. 223 s.). La festa della pace è descritta da Cornelio de Fine nel suo * Diario. Biblioteca ^'azionale di Parigi. 3 Baumgarten, Karl V. II, 474 s., 484 s. Mignet II, 198 s.