Il papa, l’affare del Württemberg e il concilio. 505 insistettero nel chiedere aiuto. Clemente VII protestò La sua buona volontà, ma si scusò coll’esaurimento delle sue finanze: trattarsi, così giudicava il papa ingannato da Francesco sul carattere della guerra,1 d’una guerra privata nella quale egli poteva entrare solo quando il langravio intraprendesse qualche cosa contro i cattolici: d’altra parte simile soccorso potere avvenire soltanto col consenso del collegio cardinalizio,2 in cui però Francesco I s’era con ricche pensioni assicurato una solida maggioranza,3 la quale fu contraria a che s’aiutasse Ferdinando 1.4 Per ciò un breve del 16 giugno 1534 rifiutava tondo tondo qualsiasi aiuto a Ferdinando 1.5 Questo inescusabile contegno del papa suscitò veemente malumore non solo alle corti regia e imperiale, ma anche nei più fedeli aderenti di Roma in Germania" aggiun-gendovisi l’attitudine di Clemente VII nella questione del concilio. In conformità colle conferenze di Marsiglia il papa nel marzo del 1534 aveva officialmente reso nota la sua determinazione di rinviare a tempi migliori e più tranquilli il concilio annunziato l’anno precedente.7 Da una lettera di Giorgio duca di Sassonia al Vergerio risulta ottimamente l’amarezza prodotta nei cattolici tedeschi da questa nuova dilazione compiuta dal pauroso pontefice francofilo. Ivi il più cattolico dei principi cattolici di Germania si lagna nel modo più violento che nella questione del concilio il papa si lasci raggirare da Francesco, l’antico nemico di Germania. E indignato il duca esclama : se la Curia romana perdesse 10000 ducati d’entrata procederebbe alla scomunica e alla forza delle armi e chiamerebbe in aiuto la cristianità intiera, ma se centinaia di migliaia d’anime per demoniaco inganno sono in pericolo di perire, il capo supremo si fa consigliare da colui, il quale ha ognora voìto per la mente di danneggiare la cristianità e di soggiogarla.9 Linguaggio che in verità diffitilmente può superarsi quanto a violenza, ma dettato da leale sollecitudine per la patria e per la religione. 1 Vedi Hf.yii, Ulrich von Württemberg. Tübingen 1841, II, 400-401. 2 Vedi la relazione Sanchez del 15 giugno (non luglio) 1534 presso Bu-cijoltz IX, 247 s. 3 Ai 19 d’ottobre 1533 G. M. della Porta notificava da Marsiglia : * « Il Re ha publicato voler dar pensione a tutti li revmi ch'anno seguitato N. S. qua ». Al Medici toccherebbero 10000 franchi, al Salviati e Itidolfi 5000 per ciascuno ecc. * « Se Roma non fosse ruinata, potriasi dir quelle parole : IJrbem venalem cito perituram si emptorem invenerit». Archivio di IStato in Firenze. 4 Cfr. Btjchoi-tz IX, 251 ; Nuntiaturberichte I, 271 s. 5 Raynald 1534, n. 16. 6 Ofr. Nuntiaturberichte I, 271 s., 274 s. 7 Ofr. la lettera del 20 marzo a Ferdinando I presso Laemmer, Melet. 144 s. e quella ai distretti di Germania presso Ehses, Conc. Trid. IV, cvi-cviu. 8 Vedi Gess, Die Klostervisitation Herzog Georgs vón Sachsen, Leipzig 1888 48 s. e N untia tur berichte I, 266 n.