«o Libro II. Adriano VI. 1522-1523. Capitolo 2. Da tali cose non fu che aumentata la grande diffidenza che Adriano nutriva fin dalle prime contro la maggior parte degli Italiani1 ed egli perciò perseverò a servirsi in prevalenza de’ suoi connazionali, che credeva di conoscere a sufficienza. Alla lagnanza sull’inaccessibilità di Adriano andava unita l’altra, che troppo egli si fidasse dei suoi famigliari. Questa accusa deve essere stata certo giustificata se la eleva persino un aderente così entusiastico del papa neerlandese come Ortiz. Coloro che stavano più vicini al papa in parte non meritavano la fiducia che loro concedeva Adriano. Dalle relazioni dell’inviato imperiale Sessa risulta solo troppo chiaro, che parecchi della famiglia più intima del papa erano molto accessibili alla corruzione: questo vale principalmente per il segretario Zisterer, un tedesco. Quanto nel resto riferisce il medesimo ambasciatore intorno ai confidenti del papa, specialmente circa la dipendenza di Enkevoirt dai cardinali Monte e Soderini,2 non viene confermato da altra parte. Sta fuori di dubbio, che come prima così poi l’Enkevoirt esercitò grandissima influenza sul papa3 e che fin dal principio si venne ad attriti fra lui e Ruffo Teodoli,1 colla conseguenza che per un po’ di tempo quest’ultimo perdette il suo posto di fiducia.5 Poiché gli era un uomo molto pratico degli affari, la mancanza di Ruffo Teodoli si rese gravemente sensibile e ciò tanto più perchè per molti rispetti Adriano ebbe mano infelice nella scelta dei suoi ufficiali. Biagio Ortiz ascrive il temporeggiamento universalmente lamentato negli affari alla trascuratezza e pigrizia degli impiegati, giacché, a sua detta, Adriano avrebbe lavorato più che qualsiasi altro papa. Del resto che, ciò non ostante, il disbrigo degli affari avvenisse molto per le lunghe, aveva la sua ragione anche nella grande scrupolosità di Adriano, che spesso convertivasi in pedanteria. Il papa voleva 1 Cfr. Corp. dipi. Pori. II, 1)8 e la * relazione dì Lope Hurtado de Men-doza citata nella nota precedente. 2 Cfr. Bergenboth II, n. 490, 490. 502, 540, 544. a Ofr. Bergkjtbotìi II, n. 502; Corp. dipi. Port. II, 93, 132 s. * Lettera di Balbi a Salamanca del 12 aprile 1523. Archivio di iS t a t o in Vienna. •* Ai 24 di settembre del 1522 G. M. della Porta * riferisce al duca di Urbino intorno a un colloquio con Buffo Teodoli circa la « mala satisfactione che tutta la corte riceve di questo si confuso et longo negotiar di S. iStà ». Buffo Teodoli rappresentò che Enkevoirt tirava tutto a sè « et ha ottenuto dì sostituir dui in loco suo da datare le supplicatìoni. cosa che mai più non fu concessa a persona del mondo se non in caso di infirmi ta, et stiinase che fra poco spatio di tempo si habbiano di scoprir mille falsità, et il povero papa non sa di che importanza sia il sostituir datario ». Archivio di Stato in Firenze. « Vedi Jovius Vita Adriani VI., che purtroppo non dà più precisa indicazione di tempo. Del resto la caduta di Buffo Teodoli dev’essere avvenuta dopo il marzo 1523, giacché allora egli è tuttavia dichiarato precipuo confidente del papa con Enkevoirt e G. Ghinucci. Corp. dipi. Port. II, 132-133. Agli sgoccioli del governo dì Adriano VI Buffo era un’altra volta in autorità ; vedi Ortiz presso Burmann 217.