La questione del concilio nell’estate del 1530. 387 seconda del 13 luglio1 approvarono la proposta del concilio fatta dall’imperatore. La sera del 13 luglio col Granvella, a mezzo del quale l’imperatore gli fece comunicare che ora intendeva di scrivere al papa circa la questione del concilio, il Campegio motivò ancora una volta nel senso delle sue precedenti dichiarazioni il suo atteggiamento ostile.2 In seguito a ciò l’imperatore riferì (14 luglio) in modo minuto al papa intorno allo stato fino a quel momento dei negoziati augustani :3 a quanto ora si vede, i protestanti non, accetteranno l’imperatore come giudice nella questione religiosa. Essi invece insistono sul concilio e agiranno tanto più ostinatamente, se non vi si accede. Perciò d’accordo coi principi cattolici anche Carlo V pensa che il concilio debba loro offrirsi sotto la condizione che frattanto essi ritornino all’obbedienza verso la Chiesa.4 In tal senso Carlo V aveva scritto poco prima anche al suo oratore in Roma.5 Ai 24 di luglio egli ebbe col Campegio una nuova dettagliata conferenza sull’affare, in cui s’espresse anche sul luogo deil concilio dichiarando che, contro l’opinione dei principi, i quali volevano si tenesse in Germania, ora stava del tutto perchè avesse luogo in Italia, facendo in specie il nome di Mantova, di cui si sarebbe parlato altresì nel suo precedente colloquio col papa.6 Subito dopo l’arrivo della lettera di Carlo allibratore, Clemente VII ai 18 di luglio aveva convocato i 12 cardinali fissati in particolare per trattare i negozi tedeschi onde udirne il parere circa la questione del concilio, ma non si pervenne a una risoluzione perchè i cardinali ritennero che la cosa dovesse sottoporsi all’intero concistoro. Poiché (così il Loaysa, uno dei 12, lo stesso dì7 nel suo rapporto all’imperatore su questa consultazione) molti cardinali per ragioni apparenti erano contrarii ad un concilio, la maggior parte di noi in quella congregazione reputammo opportuno di promettere un concilio sotto la condizione, che nel frattempo i protestanti abbandonassero i loro errori e vivessero come i loro padri e antenati. Ma meglio sarebbe se i protestanti accettassero 1 In tedesco nella Zeitschr. di Bbiegeb XII, 13088., 134 ss. Qfr. Eiisrs, Conc. Trid. IV, xxxix. 2 Campegio a Salvìati il 14 lugUo 1530 presso Ehses in Ròm. Quartaltchr. X\ III, 302 s. e Conc. Trid. IX, xxxix. 3 Nel testo originale spagnolo presso Heine, Iiriefe 522-525; versione tedesca della lettera ibid. 284r289. Cfr. anche Pastor. Reunimnbe»trebungen 52-54. Una versione italiana contemporanea in Arch. Stur. ¡tal. 5* serie VIII (1891), 129-134. « Heine, Briefe 523. 5 Cfr. la lettera del Cardinal Loaysa del 18 luglio 1530 presso Heink, Rrwfe s. e 357 s. 6 Campegio a Salviati il 29 luglio 1530 presso Eiiseh in Ròm. QmrtaUchr. III, 307 s ; cfr Conc. Trid. IV, xl. 7 Heine, Briefe 18-20, 359-361. Cfr. Ehses, Conc. Trid. IV, xl.