Devastazione dei Colonna nel Vaticano. 217 Il bottino più prezioso, fu fatto nel Vaticano, dove caddero nelle nani dei saccheggiatori persino i tappeti di Raffaello e la tiara pa-àle. Girolamo Negri, segretario del Cardinal Cornaro, narra mistamente e chiaramente quale desolazione piombasse sul Vaticano e dintorni sul tardi del pomeriggio di quell’orribile 20 settembre 1526. Il palazzo Vaticano, così dicesi nel ragguaglio di questo testimone oculare, fu quasi completamente saccheggiato fino alla camera da letto e alla guardaroba del pontefice. La sagrestia grande e la segreta di S. Pietro, quella del palazzo, le stanze dei prelati e dei cortigiani, le scuderie furono vuotate; usci e finestre fracassati; calici, croci, pastorali, paramenti preziosi, tutto ciò che cadde loro nelle mani fu rubato da questa turba: le persone ragguardevoli vennero fatte prigioniere. L’abitazione e la scuderia di monsignor Sadoleto furono saccheggiate: egli stesso s’era salvato in Castel S. Angelo. Così toccò a quasi tutte le abitazioni del corridoio, eccetto quella del Campegio, che venne difesa da alcuni Spagnoli. Il Ri-dolfi perdè tutto, il Giberti aveva messo in salvo una parte dei suoi oggetti di valore, pure perdette molto. Fra l’altro gli fracassarono la bellissima porcellana del valore di 600 ducati. Messer Paolo Giovio nelle sue storie può ricordare le proprie avventure come Tucidide, sebbene egli, presentendo il malanno, parecchi giorni prima avesse nascosto nella città le migliori cose sue. A quelli del partito imperiale, come Vianesio, Albergati e Francesco Chieregati. nulla giovò il loro portamento : la loro roba diventò parimenti imperiale. Il Berni fu assolutamente spogliato. Essi cercarono anche la sua corrispondenza col Giberti, ch’ei teneva in luogo del Sanga, ma ne desistettero quando udirono rumore. Le casse di tutti gli uffici ecclesiastici, del piombo, del segretariato ecc., furono vuotate in breve: poco rimase intatto. La biblioteca fu salva con una buona mancia. Nel mentre che in Borgo Vecchio venivano saccheggiate tutte le case, maltrattati gli abitanti e tradotti come prigionieri, i saccheggiatori non si avventurarono in Borgo Nuovo perchè l’artiglieria grossa del Castello spazzava via e atterrava tutto ciò che lasciavasi vedere ivi o lungo le mura della via conducente a Castel S. Angelo. Finalmente, così chiude il Negri la sua relazione, sia che i nemici fossero stanchi o sazi, o che temessero che i Romani potessero tuttavia insorgere per la difesa del papa, verso le 7 di sera si ritirarono in tale disordine, che il più piccolo manipolo li avrebbe uccisi e tolto loro il bottino. Alcuni tennero lor dietro sino a ponte Sisto, ma poscia essi ripiegarono verso le case dei Colonna. Il danno complesivo fu valutato in 300000 ducati.1 1 Leti. (I. Princ. I, 104 s. ; cfr. Reumoxt III 2, 179. V. Albergati valuta i danni a 200000 ducati. * Lettera del 22 settembre 1526 all’A rchivio di Stato in Bologna.