Malumori contro Adriano VI o loro causo. 77 verchiamente diffidente, poco affabile, anzi duro quando pure non ne era il caso. La maggioranza del Collegio cardinalizio s’era fortemente resa mondana ed era certo giustificato che in generale si usasse rigore, ma Adriano distingueva troppo poco fra elementi pessimi, cattivi e buoni.1 Non era in confidenza con alcun cardinale e propriamente non lo avvicinavano neanche lo Schinner, il Campegio ed Egidio Canisio, che relativamente alla questione della riforma erano affatto d’un solo sentimento con lui. Quanto fosse il papa capace di comportarsi ruvidamente senza che ve ne fosse bisogno, ci è mostrato da un fatto tramandatoci dall’ambasciatore veneziano e avvenuto sul principio del suo pontificato. Avendo luogo allora con grande cerimoniale la consegna del tributo per Napoli, il cardinale Schinner si permise di richiamare l’attenzione del papa su quello spettacolo. Dapprima Adriano non rispose, ma insistendo ancora il cardinale perchè andasse alla finestra, Adriano con parole secche gli fece capire, che non lo disturbasse.3 Se fu trattato in questa maniera un connazionale e uno dai suoi stessi sentimenti, può immaginarsi come l’andasse cogli Italiani di spirito mondano. Pare però che col tempo Adriano abbia visto che, se voleva condurre in porto i suoi sempre più vasti progetti di riforma,8 doveva mettersi a contatto cogli Italiani del medesimo pensare. Chiamò quindi a Roma Gian Pietro Caraffa e l’amico di costui Tommaso Gazzella collo scopo dichiarato di dar mano alla causa della riforma: all’uno e all’altro fu assegnata l’abitazione in Vaticano. * Purtroppo non può fissarsi nè il tempo preciso di questa sommamente significativa chiamata a Roma, nè cose particolari intorno all’attività dei predetti : dal Giovio può concludersi questo soltanto, che la chiamata avvenne verso la fine del pontificato, quando Adriano stava appunto meditando nuovi vasti piani per la riforma 1 Cfr. Schulte I. 230. 2 Sa.vuto XXXIII, 449. Il Cam|>egio fu nominato protettore deli'Itigliil-terra a Roma: con una »lettera del 22 febbraio 1523 Enrico Vili ne ringrazia il papa facendo grandi elogi del Campegio. Archivio di Castel S. Aliselo, Arni. IV, c. 2. 3 Nel maggio 1523 dicevasi che volesse cassare tutti i legati. Sakuto XXXIV, 194-195. * Le notizie sulla chiamata dei due suddetti api*» Jovius, I ito A