Giudizio sulla franca dichiarazione di Adriano VI. 8» esagerazione, chè fuor di dubbio in Roma il male era grande come 10 descrisse Adriano. Era poi necessario, se doveva intervenire la guarigione, che il nobile pontefice, entusiastico per la riforma, scoprisse con eroico coraggio le ferite. Considerata come tutto, l’istruzione fa riconoscere che neanche in misura minima il papa ha derogato al punto di vista rigorosamente ecclesiastico. Nella Chiesa egli distingue nettamente e rigorosamente l’elemento divino e l’umano. L’autorità della Chiesa si fonda solo in Dio: in cose di fede essa è infallibile. I suoi membri però sono soggetti all’umana corruzione e tutti, j buoni come i cattivi, debbono non rifuggire dalla confessione della loro colpa dinanzi a Dio, da quella confessione, che ogni sacerdote, anche 11 più santo, deve fare ai gradini dell’altare prima di offrire il sacrificio della Messa. Una tale confessione Adriano quale sommo sacerdote fece apertamente, solennemente e recisamente dinanzi a tutto il mondo, come espiazione per i peccati dei suoi predecessori e come promessa d’un avvenire migliore. Fermamente convinto della divinità della Chiesa, egli, appunto per ciò, non temette per nulla di parlare libero, ma pieno di dolore degli scandali e abusi aperti agli occhi di tutti, che ne deturpavano la figura esteriore.1 Ma che n’è dell’accusa di imprudenza fatta all’istruzione? La modo della pubblicazione. Reumont (Allffem. Xcitung ÌXKO, Hcil. nr. I ti») osserva in proposito: «Può essere diverso il giudizio sull’opportunità dell'istruzione data al nunzio Chieregati per la sua andata a Norimberga, ma l'aperta confessione degli errori e peccati dal posto, donde doveva procedere il miglioramento, aveva alcun che di grandioso, e la riforma ecclesiastica effettuata a mezzo del Tri-dentino ha dato ragione a Adriano. Se il successo, almeno l'immediato, non rispose alla nobile idea, se l’opposizione, rifiutando la mano presentata, non volle nè vera nè equa pace e da una franca confessione ricavò utile soltanto Per sè, se essa frammischiò cose estranee alla questione ecclesiastica e propose mezzi, che nella piega già presa dalle cose e data la rivolta contro l'autorità ecclesiastica, dovevano rimanere infruttuosi, chi ne renderà responsabile •1 papa? il papa, che in tutte le sue manifestazioni politiche ed ecclesiastiche ha dal principio in poi messo innanzi la pace della cristianità e si trovò in ricambio esposto alla pii! offensiva intemperanza di assalti letterari!, alla manifesta ille-Kittimità di attentati principeschi nella costituzione ecclesiastica? Ove avesse proceduto d’accordo col papato riformatore la Germania avrebbe potuto salvarsi dalla terribile disorganizzazione avveratasi nella guerra del ceto dei cavalieri dell'impero contro il principato e nella guerra dei contadini, tutto in nome del vangelo e del diritto divino — una disorganizzazione, il cui risultato finale, dopo sanguinosissimi orrori, è stato il peggiore degli ordinamenti ecclesiastici, cioè il cesaropapismo, del quale in seguito alla sua genesi soffre tuttora la chiesa evangelica esposta anche do|x> avere eliminato le più gravi incongnienze e dopo i più serii sforzi per assicurare la propria costituzione, al pericolo di soggiacere al potere dello Stato o all'anarchia. Ma un procedere unanime col papato che meditava la più vasta riforma, già non era più nella mente e nell'intenzione, fors'anco neppure nel potere dei capi dell'opposizione ». 1 Cfr. Bucholtz II, 17 ss. e Wensixg 249 s.