I primi Teatini. 665 alla penitenza, alla preghiera ed a buone opere, fanno tutto ciò che i Padri loro dicono. Anzi di più : ogni giorno il papa manda a chiedere da noi poveretti che preghiamo per lui. Viene poscia narrato come il ragguardevolissimo Tommaso Campegio si recasse una volta dal Carafa pregandolo umilmente a conferirgli l’ordinazione episcopale fino allora differita volendo d’ora in poi essere un vero vescovo di Feltre. A malgrado della erudizione del Campegio il Carafa lo esaminò come un semplice prete ed egli si adattò a tutto con toccante umiltà. Avrebbe potuto ricevere tutti gli ordini in una volta, anzi farsi consacrare dal papa in persona, ma preferì di fare ubbidendo quanto volle il Carafa. Digiunava coi Teatini, recitava con essi le ore canoniche ed in ogni ordinazione si comunicò con tale umiltà da fare arrossire tutti i presenti. Anche il Giberti, allora dopo il papa la persona più influente in Roma, visitava quotidianamente il Carafa partecipando spesso alla sua semplice tavola. Precisamente allora Clemente VII addimostrò ai Teatini la sua affezione concedendo nuove indulgenze. Il prestigio dei nuovi religiosi cresce di giorno in giorno essendo infatti instancabili nel darsi cura degli ospedali e degli altri istituti di beneficenza.1 Carafa e Gaetano guardavano pieni di confortante speranza il futuro, ma ecco il Sacco di Roma. Carafa, Gaetano e i loro dodici soci vennero maltrattati crudelmente dai mercenarii e gettati in carcere.2 Riusciti per miracolo a sfuggire dalle mani dei loro tormentatori, a Ostia l’oratore veneto Venier ebbe compassione di loro e ne procurò il tragitto alla più sicura città della laguna, dove giunsero nel giugno : la confraternita nello spedale degli incurabili, colla quale erano sempre stati in relazione, procacciò agli spogliati di tutto un ricovero presso S. Eufemia,8 donde passarono a S. Gregorio per trovare finalmente una casa conveniente per l’Ordine nell’oratorio di S. Nicola da Tolentino. * Come in Roma così anche a Venezia i Teatini, che ai 14 di settembre del 1527 elessero a superiore Gaetano, vivevano sì ritirati, che erano detti eremiti. Essi inculcavano sopratutto l’uso frequente dei Sacramenti ; insieme davansi attorno perchè aumentasse la solennità del culto divino e si migliorasse il breviario col toglierne le narrazioni contrarie alla storia.5 II loro ardente zelo come curatori d’anime, il loro eroismo nel 1528 fra gli orrori della fame 1 Sa.vuto XLIII, 611-612; cfr. 533. 2 Caraocioi.o, * Vita IT, 5. Bromato I, 153 s. s Sakuto XLV, 343. Circa la relazione coll’ospedale degli incurabili vedi Bromato I, 138 s. * Cfr. Caracciolo in .4e/a Sanctor., Ang. II, 290 e * Vita II, 6. Vedi anche Santjto XLVI, 193, 333, 418 e Bromato I, 160 s„ 163 s., 173. » Cfr. Caracciolo * Vita II, 7; Bromato I, 174 s., 180 s. ; Baumer 412 b.