320 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 6. anche Vaudemont fu portato via dalla peste, il comando supremo venne assunto dal marchese di Saluzzo, il quale bentosto riconobbe che era diventato indispensabile togliere l’assedio e ai 29 d’agosto sotto la pioggia della notte iniziò la ritirata. La cavalleria imperiale si mise subito all’inseguimento venendole dietro l’Orange coi suoi pedoni. Gli infermi soldati dei Francesi non erano in grado di sostenere questo attacco e dovettero rendersi a discrezione. Si tolse loro (il bottino e le armi abbandonandoli a Dio e ai contadini, « che li hanno uccisi quasi tutti n.1 I miserabili dispersi resti della grande armata francese, gironzolavano qua e là chiedendo l’elemosina ; alcune schiere fuggirono fino a Roma, dove vennero soccorse caritatevolmente :2 esse infatti avevano costretto i lanzichenecchi a partire. Un tedesco che viveva nell’etema città narra di aver dato abiti e cibo a quei mezzo vestiti ed ammalati e che da per tutto nelle strade e nei dintorni si vedevano cadaveri degli infelici.3 Victoria, victoria, victoria! scriveva Morone ai 29 d’agosto del 1528 all’ambasciatore imperiale presso il papa. I Francesi sono annientati, il resto della loro armata fugge verso Aversa.4 Subito il cardinale Colonna e l’Orange notificarono a Clemente VII l’esito della guerra napoletana e insieme mandarono anche corrieri speciali. L’Orange aggiunse che egli si era sempre adoperato per dipingere la situazione conforme il più possibile alla verità e che aveva sempre preveduto la decisione ora avvenuta: pregava il papa a stare più che potesse con Carlo V.5 In realtà non era più dubbio il completo trionfo dell’imperatore: che se in Puglia e in Lombardia si continuò a combattere, pure data la debolezza dei Francesi e la freddezza dei Veneziani, era ormai da prevedersi con sicurezza la fine. Clemente ringraziò Iddio di non aver seguito gli allettamenti dei collegati. Se avesse agito diversamente, in quale abisso di mali ci troveremmo ora! scriveva il Sanga.6 Nei primi giorni del settembre Clemente VII e Sanga, malgrado le dissuasioni del Contarmi, decisero di avvicinarsi seriamente al vittorioso imperatore. Il papa, così giudicava il Contarini agli 8 di settembre del 1528, si il Lautrec e per lungo tempo ivi furono ancora celebrate Messe di suffragio per quell’uomo, in cui si vedeva il « liberatore di quest’alma città ». Torrigio, firotte 263. Orano I, 359 n. Robert 222. 1 Reissner 162b. Cfr. Schertlins Le ben s he zeli re i bun g 25-26; Sanuto XLVIIL 4S4; Sepulveda 1. Vili, c. 4i3; Balan, Clemente VII 104. 2 Alberini 363 s. 3 * Diario di Cornelio de Fine alla Nazionale di Parigi. * Molini II, SI e Sanuto XLVIII, 45S ss. ; cfr. Riv. Stor. XII, 419. » Le due * lettere, quella del Colonna da Gaeta 30 agosto e quella del-l’Orange da Napoli 31 agosto 1528, furono da me trovate in * Lettere di principi V, f. 232 e 233. (Archivio segreto pontificio). o lettera al Campegio (senza data) in Leti. d. prine. Ili, 41b.