22 Libro II. Adriano VI. 1522-1523. Capitolo 1. capo della Chiesa era fuor di dubbio il più pio fra i cardinali in e fuori di Roma ed oltracciò molto dotto.1 II neerlandese Cornelio de Fine, da lunga pezza dimorante a Roma e che manifestamente aveva del suo compatriotta cognizione più da presso, scrisse nel suo diario : conforme al consiglio divino i cardinali finora discordi elessero contro la loro stessa intenzione Adriano di Tortosa, che non si trovava in conclave. È uomo del tutto semplice, che s’è .sempre distinto per il timore di Dio: a Lovanio egli visse unicamente alla scienza, è istruito in tutti i rami, è un teologo e canonista distinto e proviene da famiglia affatto bassa. Per tre anni egli ha molto bene governato in Ispagna. Lo Spirito Santo ha scelto quest’uomo distinto.2 Ovunque in Italia sulle prime prevalse l’impressione della meraviglia perchè i 39 cardinali, sebbene quasi tutti Italiani, avevano eletto uno straniero.8 II sentimento nazionale era sì forte, che se ne fece loro gravissimo biasimo. Torna a somma onta dei cardinali l’aver largito la tiara ad un ignoto in Curia, che sta nella barbara Spagna, scriveva un notaio romano.4 Sommamente caratteristico è pure il giudizio del canonico senese Sigismondo Tizio. Al pari di altri Italiani5 egli deve riconoscere, che per la sua probità e dottrina Adriano aveva meritato la tiara, ma non può trattenersi dal biasimare la cecità dei cardinali, che assoggettarono la Chiesa e l’Italia alla servitù dei barbari, sicché è da compiangersi la povera Italia !6 Il 18 gennaio 1522 giunse alla Corte imperiale in Bruxelles il dispaccio colla notizia dell’elezione pontificia. Carlo V, al quale il documento venne presentato durante la Messa, lo diede a leggere agli astanti dicendo: maestro Adrixmo è diventato papa. Molti ritennero falsa la sorprendente notizia fino a che una lettera pervenuta il 21 gennaio non rimosse ogni dubbio. In quel giorno l’imperatore scrisse al suo ambasciatore in Londra, che credeva di poter avere a sua disposizione il papa siccome uno che era diventato grande nella sua casa. Più tardi a mezzo dei suoi inviati per l’obbedienza Carlo V assicurò di non aver provato per la propria i Bebgenkoth II. 11. 381. - Corxeijo de Fine, * Diario alla Nazionale di Parigi. a V. Giornale ligustico 1S91, 229. i Gobi. Archivio IV, 245. Anche Jovrüs (Hist. XX) s’esprime nella stessa guisa. 8 * S. Stà per quanto si intende è molto bene, scrive addi 9 gennaio 1522 Bartoì. Ariiillcnse (Archìvio di Stato in Bologna!. Cfr. anche la lettera di V. Albergati del 15 febbraio 1522 in Faxtuzzi, Scritt. Bol. I, 137. « * « Meretur quidem vir iste pontiflcatum, vero caeci patres minus pro-spicientes ecclesìam atque Italiani in barbarorum servitutem conieeerunt... Viri isti iniquitàtls in facinus tam deplorandum ob snas discordias incidernnt, ut lugenda sit misellae Italiae conditio» (Cod. G. Il 39. f. 91 della Biblioteca Chigi in Roma).