Gustavo Wasa e le nuove dottrine. 487 revolé al re il fatto, che cinque vescovadi (Upsala, Strengnas, Vesteras, Skara e Abo) non fossero regolarmente provvisti ed il vescovo di Vexjò Ingemaro, fosse vecchio e arrendevole, così che l’eccellente vescovo di Linkòping, Giovanni Brask, «l’uomo più assennato e più colto nella Svezia d’allora» e insieme «il più sincero amico del paese», era solo.1 Tuttavia la più gran parte della nazione, specialmente la gente di campagna, s’atteneva ferma alla sua vecchia fede. In particolare fra i valorosi, massicci abitanti della provincia di Dalecarlia, coll’aiuto dei quali Gustavo un tempo aveva vinto i Danesi, l’agitazione cresceva venendo attizzata la loro eccitazione da antiche creature di Gustavo, che s’erano rotte con lui, cioè Pietro Sunnanvader, il vescovo deposto di Vesteras e il prevosto del suo capitolo Knut, i quali andavano osservando che i mali d’ordine materiale erano la punizione per il procedere del re, il quale, quantunque, quando fu eletto, avesse giurato protezione alla Chiesa, ora metteva a contribuzione chiese e monasteri, preti e monaci e portava via ostensorii, calici e reliquiarii.2 Del resto Gustavo Wasa seppe molto abilmente signoreggiare il movimento della Dalecarlia: con ben calcolata dolcezza e promesse di denaro l’agitazione fu eliminata: Sunnanvader e Knut fuggirono in Norvegia. Dopo di che il re procedette con ancor meno riguardi contro la proprietà ecclesiastica. Egli allontanò Giovanni Magno fedele alla Chiesa cattolica inducendolo ad assumere una ambasceria in Polonia e Russia.3 Il 19 settembre 1526 Clemente VII si rivolse ai vescovi di Linkòping e Vesteras lagnandosi che degli ecclesiastici svedesi prendessero donna, cambiassero il rito della Messa, distribuissero la comunione sotto le due specie, non riconoscessero l’estrema unzione: incitò i vescovi ad invocare l’aiuto del braccio secolare e scongiurò il diletto figlio Gustavo e la nobiltà di Svezia ad agire in favore della minacciata fede cattolica.4 Che anche ora il papa potesse tuttavia sperare qualche cosa a questo riguardo dal Wasa, !a è cosa che prova convincentemente con quanta imperfezione a Roma si fosse informati del vero stato delle cose al Nord. Il seguente anno doveva por fine a tutte le illusioni sul contegno del re svedese. Il conflitto fra papa e imperatore era giunto all’apogeo allorché Gustavo Wasa si mise all’attacco. Come in altre occasioni, anche questa volta il re seppe con geniale acume scegliere il momento propizio e con arte altrettanto grande seppe suscitare sentimenti avversi a Clemente VII.5 1 Geijer IX, 49. 54. 2 Wkidling 164 s. 3 Weidling 173 s., 179 ss. Martin 308 s. 4 Raynald 1526, n. 128. Martin 325 s. s Cfr. Martin n. 345.