336 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 7. del Castiglione come nuovo nunzio con potere di legato presso l’imperatore il maggiordomo pontificio Girolamo da Schio, vescovo di Vaison.1 Questo diplomatico di buoni sentimenti imperiali,2 cht1 teneva attiva relazione con Miguel Mai e Andrea da Burgo, ebbe dal papa istruzioni segrete.8 Ora si fece vicinissima la completa riconciliazione, l’unione dell’imperatore e del papa, e ciò tanto più perchè quei della lega sembrava che facessero tutto il possibile per spingere Clemente dall’altra parte.4 Come in addietro così al presente Venezia e Ferrara rifiutavansi a restituire il rubato mentre la Francia spingeva la guerra nell’alta e nella bassa Italia lentamente, confermava Firenze nella sua resistenza ed anzi dava da fare a Clemente nel suo stesso territorio proteggendo i nemici di lui Malatesta Ba glione e il prepotente commendatore di Farfa.5 «Le azioni, di cui \arsi a mezzo il presente mese a Barzelona, dove poi secondo come riti'" vasse le cose disposte et le nove, delibereria quel che dovesse far circa questi; sua venuta. Disseme etiam Sua Santitìl che In preditte lettere si conteniva un. altra particularitade la qual scriveva, che lui havea gran compassion de le miserie de Italia et che li pareva conveniente, si come li travagli sonno principiati prima in Italia che in altri loci dela christianità cosi dovesseno prima quietarsi in Italia... ». Da ciò appare che non si tratta di due lettere di Carlo A' (come credette Diitbich, Regesten 51), ma d’una sola. L’originale però di questa ** lettera nell’A. rchivio segreto pontificio (Arni. XI, caps. I, n. 180) porta la data : De Toledo el postrero de, liebrero. Il contenuto è riferito giustamente dal Contarini, solo non vi si trova il passo relativo al Quinones. La lettera reca l’annotazione di cancelleria : Ricevuta 15 aprile. Questa nota non può riferirsi al primo arrivo, ma al giorno della registrazione da parte degli impiegati della cancelleria. La lettera di Carlo V addotta da Lanz I, 296, pomi' dell’aprile 1529, spetta al 1S26 (cfr. sopra p. 228). A norma di ciò va rettificato de Leva II, 521. 1 Vedi * Regest. 1438, f. 81 s., 85 s. Cfr. Ehses, Condì. IV xxvn. Vedi anche Mobsoi-in, Girol da Schio, Vicenza 1875, 37 s. Molto bene osserva I’Hbses che la questione del conciUo non ha esercitato sulla decisione di Clemente VII l'influsso attribuitole da M. Mai nella sua relazione dell’ll maggio 1529 (presso IIeine, Briefe un Karl V. 520 s., senza necessitò e ignorando questa stampa riprodotta in Batjmoarten II, 715 s.). Non reputo escluso che qui il Mai si sia attribuito a torto un merito : ad ogni modo è strano, che nelle * relazioni del Burgo a Ferdlnado I all’A rchivio domestico, di Corte e di Stato in Vienna non si parli dell’udienza del 24 aprile rappresentata come tanto feconda dal Mai, nella quale egli e il Burgo tranquillarono il papa quanto al concilio. 2 Lo rileva il Mai : vedi Gayangos IV, 2-6. Sul da Schio cfr. sopra p. 299 e Giordani App. 90. 3 Cfr. ** A. da Burgo a Ferdinando I, 22 aprile 1529. Archivio dome- stico, di Corte e di Stato in Vienna. * Giudizio di Reumont III 2, 235. » Clemente VII, che di corpo stava molto meglio (cfr. la * relazione