Federico I di Danimarca per la nuova dottrina. 485 potesse decidersi immediatamente in Roma saltando i prelati danesi. Solo in parte queste deliberazioni possono spiegarsi e scusarsi cogli abusi esistenti alla curia romana; esse passavano di molto il ;egno, anzi aprivano la via a una chiesa nazionale danese-cattolica della specie della gallicana1 e ciò in un momento, in cui tutto imponeva che non venisse rallentato il vincolo dell’unità ecclesiastica. Da allora nella sua opposizione alle novità religiose penetranti anche in Danimarca il clero fu obbligato a cercare il suo unico appoggio nella nobiltà e nel principato: solo troppo presto doveva apparire che su ambedue non c’era da fare affidamento. Appena sentitosi sicuro sul trono, Federico I cominciò con somma accortezza e acuto calcolo a procedere contro l’antica Chiesa; egli infranse il suo giuramento e diede mano alla novità religiosa. Il 23 ottobre 1526 nominò a suo cappellano Giovanni Tau-sen, un giovannita uscito dal chiostro.2 Nella dieta dei «ignori tenuta a Odense nel novembre dello stesso anno Federico domandò, che per l’avvenire dovessero impiegarsi nella difesa del regno i denari affluenti a Roma per la conferma dei feudi ecclesiastici e le annate. La dieta assentì e, come pare, anche i vescovi, che mediante concessioni speravano di poter salvare l’essenziale. Fallì pure il tentativo dei vescovi di guadagnare a mezzo di «pericolosa condiscendenza» la nobiltà contro «l’anticristiana dottrina di Lutero». Tutte le ulteriori concessioni si addimostrarono inutili.3 In misura crescente il re dava la sua protezione ai seguaci della nuova dottrina, tollerava il loro violento procedere contro i cattolici e provvedeva alle sedi vescovili rendentisi vacanti con creature sue, che non erano nè ordinate nè riconosciute dal papa. Già nella dieta di Copenhagen del 1530 comparivano 21 predicanti luterani e presentavano come loro professioni di fede 43 articoli, che contenevano passionate ed offensive tirate contro i cattolici.4 I prelati cattolici, che avevano preso con sè i loro più abili teologi, specialmente il carmelitano Paolo Heliae pronto alla risposta,5 sollevarono forti 1 Vedi Paludan-MItxer 515. Sulla prudente condotta di Clemente VII verso la Danimarca cfr. Martin, G. Vana 191 s. 2 Cfr. Rön •/. Tausens I/ir, Kopenagben 1757 ; (Schäfer IV, 134 s. ; Schmitt, Der dänische Luther in Hist.-pol. Blätter CXIV, 029s.; Idem, ,1. Tausen, Köln 1894 e Theol. Tidskrift di Sthtr, VII. 3 'Schäfer, IV, 138 dà questo giudizio: «Fa un senso quasi melanconico seguire in particolare il modo con cui il clero danese senza aiuto e difesa, vessato da ogni parte e limitato nei suoi diritti, celle passo passo, sempre nella speranza di poter salvare almeno il principale abbandonando posizioni insostenibili ; mentre il nemico, incoraggiato dal successo ma non soddisfatto, va avanti senza misericordia ». 4 Vedi Pontoppidan, Annoi. II, 836s. ; -Ml NTKR. Kirchengesch. von Dänemark III, 308; Schäfer IV, 163. 5 Vedi L. Schmitt, Der Karmeliter P. Belia, Freiburg i. Br. 1893. < fr. Idem, Die Verteidigung der katholischen Kirche in Dunemark gegen die Reliyionsne-uerung im 16. Jahrnndert, Paderborn 1899.