Francesco I minaccia a Adriano la sorte di Bonifacio Vili. 127 23 giugno.1 Ai 15 di giugno Adriano aveva pregato il re francese di trattare nuovamente col nunzio pontificio supplicando a fare finalmente conforme alla sua alta dignità e al suo nome di re cristianissimo ciò che era tanto necessario per la difesa della cristianità. 2 Il « Cristianissimo » era più che mai lungi dal pensare a porgere ascolto a simili rimostranze. La piega a favore dell'imperatore, in tervenuta in Curia in seguito al tradimento del Soderini, l’aveva fatto dare in un furore che non conosceva limiti. Allorquando Adriano intimò l’armistizio a causa della guerra turca, egli disse: Il vero turco, che si ha da combattere, è il clero.3 Nella seconda metà di giugno Francesco I parlando coll’ambasciatore veneto fece l’osservazione che il diritto canonico proibiva al papa di comandare la tregua sotto la pena della scomunica e che se, ciò non ostante, Adriano facesse tal passo, egli metterebbe su un antipapa.4 A questo tempo dovrebbe appartenere anche quella lettera assolutamente inaudita, colla quale Francesco I minacciò al papa la sorte toccata a Bonifacio Vili in Anagni, cioè di venire sorpreso in Vaticano dalle violenze francesi e spogliato della sua libertà, anzi della vita stessa.5 In principio di questa lettera minatoria Francesco I enumera i meriti acquistati dalla Francia verso la Sede apostolica da Pipino fino a lui stesso. Coloro, i quali dovrebbero 1 (S'ANUTO XXXIV, 149, 156, 193, 262. * Lettere di G. M. della Porta del 13 maggio e 24 giugno 1528 (* « Mons. d’Aus parti hieri »). Archivio di Stato in Firenze. 2 Ohabrière I, 106 ss. 3 Relazione mantovana da Roma presso iSantjto XXXIV, 198. 4 Lettera del Badoer del 24 giugno 1523 presso Santjto XXXIV, 289. 5 Abbozzo originale alla Nazionale di Parigi, Ms. Frane. 3002, f. 1-6. Copia (usata da Lepitre 315) in Ms. Frane. 8527, f. 1 s. Col falso indirizzo « a Clemente VII » la lettera è stata mendosamente stampata in Arch. stor. Ital. App. I, 396 s. Migliore, ma non ancora del tutto corretta, è la stampa in Cabinet liist. XIII (1867) 1. 62 s., dove il documento è erroneamente assegnato al maggio 1523. Hofler, che 507 ss. dà della lettera un sunto molto buono da noi usato nel testo, nota semplicemente : « È impossibile che questa sia la lettera, di cui Bergenrother (Introduci, ci.xxiv) dice averla Adriano ricevuta il 28 marzo 1523» e poi (524) esprime la congettura che la data giusta possa essere il 4 luglio. Lepitre 315 crede che Adriano abbia risposto all'insolente lettera col cortese breve del 15 giugno. Questo però è aspettarsi troppo dall’amore di Adriano VI per la pace, ma anche la congettura di Hòfler non va. Ciò ed insieme la prova che la lettera fu di fatto mandata, risulta da due * relazioni di G. \r. della Porta, che ai 25 giugno annunzia : * « Dicesi chel re di Franza ha scritto al papa mirabilmente sopra la liberation di Vulterra » e ai 26 di giugno : * « E stato vero chel re di Franza ha scritto papa ferventemente sopra la liberation di Vulterra licentiando da la corte sua il nunzio di S. Stà et revocando Bayosa, il quale deve esser a questhora in Venetia et i’altri che venevano in sua compagnia se ne sono ritornati di longo al suo re et parlase del impresa de Italia ». Archivio di Stato in L i r e n z e.