La lega schmalkaldica e la dieta di Ratisbona del 1532. 407 A Roma il 28 novembre 1531 fu presa in concistoro a voti unanimi la deliberazione, che dovesse tenersi il concilio lasciandosi però alla sapienza del papa di determinare il luogo e le altre circostanze accessorie. Un’enciclica del 10 dicembre a tutti i principi cristiani comunicò ad essi la deliberazione, che il concilio sarebbe fra poco convocato in un luogo acconcio d’Italia.1 Ai primi di maggio del 1532 Clemente VII tornò a scrivere all’imperatore che il concilio andava convocato ad ogni modo, ch’egli faceva il possibile per la realizzazione del medesimo ed occorrere soltanto che aderisse il re francese perchè altrimenti invece degli sperati potrebbersi facilmente avere effetti totalmente opposti.2 In Germania frattanto i protestanti s’erano creata una solida 0 'ranizzazione politica mediante la lega schmalkaldica conchiusa nel febbraio 1531. Fidando nella medesima, essi non solo lasciarono passare il termine per la sottomissione (15 aprile 1531) fissato nella deliberazione augustana, ma si rifiutarono ad aiutare in qualsiasi modo l’imperatore nella sua guerra contro i Turchi gravemente minaccianti l’Austria e l’Ungheria. E così nella dieta aperta a Ratisbona il 17 aprile 1532 Carlo V si vide obbligato a nuovi negoziati. Ad essa prese parte nel seguito dell’imperatore il cardinal Cam-pegio. Le relazioni intorno al meschino numero dei principi comparsi a Ratisbona smorzarono in Roma fin dal principio le speranze enllócate in quella dieta.3 Per ottenere l’aiuto urgentemente necesario contro i Turchi Carlo era pronto a fare straordinarie conces-■ioni ai protestanti venendo in ciò confermato dalla paura che gli Stati seguati della nuova fede effettuerebbero la loro minaccia e durante l’attacco degli infedeli darebbero di piglio alle armi contro 1 cattolici.4 Anche a Roma avevasi piena coscienza di questo pericolo e perciò Clemente VII, come riferisce il Muscettola, nel marzo fece incoraggiare l’imperatore a non rompere le trattative coi protestanti : che se non si poteva far tutto ciò che si voleva, s¡ facesse almeno ciò che per il momento poteva farsi affinchè il ! ureo, ove venisse, non trovasse resistenza più debole a causa della discordia germanica, perchè anche se erano luterani, erano tuttavia pur sempre cristiani. Da una relazione di Muscettola del 19 aprile appare che allora in Roma cercavasi una via di mezzo, per la quale s> potessero eliminare le confusioni di Germania.5 Allorquando i negoziati dell’imperatore coi protestanti per una 1 BtrcHoi/rz IV, 286. Hefele-Hì:bgexb6ther IX, 774. 2 Lett. il. primi. Ili, 129. Bttchoi/tz IV, 290 n. 3 Cfr. la * relazione di G. M. della Porta da Roma 10 marzo 153- nell A r ' 11 i v i o di Stato in Firenze. 4 ^ edi le relazioni dell’Aleandro in Laemmeb. JIon. \ atic. 131, 135. 5 Vedi Heixe, Briefc 257: cfr. Pastob. Hcuniontbeulrebungen 86.