30 A. SEGARIZZI sarebbe impossibile, e non sarebbe per aventura molto utile. Gli essercizi necessari deeno aver due condizioni : 1’ una, di affaticar il corpo e riscaldarlo, sì che escano gli escrementi dell’ ultima digestione ; V altra, di essercitar l’animo e in certo modo di riscaldarlo ; dalle quali cose ne segue la gagliardezza dell’ animo e del corpo Con la palla a vari modi e in vari tempi potranno far i giovani l’uno e l’altro, e con la scrima (1) altresì; per ciò che s’essercitano con quei giuochi tutte le parti del corpo insieme con 1’ animo. Alle altre età, ne’ tempi che non camminano, è giuoco piacevole e di non poco essercizio il pallamaglio da tavola. Ma è d’avvertire che 1’ uomo non affatichi il corpo se non dopo digerito il pasto, acciò che, volendo schifar la crudezza, non entri in disordine maggiore, e cessi dalle fatiche prima che sia stanco. Tanto ho voluto dir della vigilanza e dell’ essercizio, che sono compagni della sobrietà, con la quale alloggiano la continenza insieme con la temperanza, che per essere il vero e unico riparo della prudenza fu da’ greci detta auxppooóvTì ; per ciò che 1’ una dall’ altra mai non si disgiugne. Con questa poi come con la reina vanno le altre virtù, massima-mente la giustizia, le quali sì come sono state illustri in que’ senatori eh’ hanno d’ età in età con somma sapienza governato questa eccelsa republica, e ora felicemente la governano ; così non furono già mai in alcun di loro disgiunte dalla sobrietà, la qual è così propria a’ padri di questo augusto e serenissimo dominio, che non è maraviglia se nella presente imbecillità di natura tra gli uomini potenti e ricchi questi soli hanno il grido nelle parti del mondo più domesticate di viver più longamente e valersi meglio de’ commodi della vecchiaia, che ogni altra nazione ; per ciò che altrove le ricchezze sono l’esca della crapula, cioè della presta morte, dove a Venezia sono scala alle grandezze e alla virtù. E se da loro in fin dalla giovinezza fusse con veri precetti coltivata la sobrietà, come nell’ età più matura viene abbracciata da molti, viverebbono molto più e con maggior felicità senza il bisogno de’ medici e generarebbono figliuoli robusti. Le quali cose tutte sono a proposito per conservar e aggrandire l’imperio. Per rinchiuder adunque in pochi versi tutto quello che nel nostro discorso abbiamo trattato, dico che l’indisposizioni dell’aere di Venezia nascono da soverchia umidità e morbidezza, la quale per divina provvidenza è stata lungo tempo dal flusso e reflusso gagliardo, e da venti salutari, e ora dalla frequenza de’ fuochi e degli uomini corretta in modo che la città non ha sentito per quella causa alcun difetto. Ma perchè sì come il giro delle cause naturali e la debole resistenza fattale da secoli passati, sminuendo la grandezza e guastando il buon sito della laguna, 1’ ha privata del flusso e reflusso con pericolo di dover disabitar la città, quando non vi si fosse trovata la moltitudine degli uomini e de’ fuochi ; così ora si può con ragion dubitare che, mancando i fuochi, i quali‘possono essere in molti modi sminuiti, se non del tutto levati, se la laguna si trovarà nello stato presente, crescerà la morbidezza a maraviglia, in modo che la mi-rabil stanza di Venezia sarà inabitabile; è necessario restituire la grandezza del flusso e reflusso quanto comporta il fatto e ridur la laguna in stato che la possi fare il passaggio in terra ferma senza pericolo di disabitar la città. A quali rimedi è mestiero d’ aggiungnere fra tanto ancora la sobrietà, la vigilanza, e 1’ essercizio, delle quali cose abbiamo dato li precetti. Facci nostro Signor Dio che, o con questi o con migliori avvertimenti, sia restituita questa amplissima città alla pristina salubrità e perseveri perpetuamente nella inespugnabile fortezza per il publico ornamento e fortissimo propugnacolo del cristia-nesmo e per il commodo universale di tutta Italia. (i) Scherma.