4 A. SEGARIZZI Sonovi stati ancora i venti del paese, i quali, nascendo nelle parti vicine da terra, hanno con l’impito giovato. Da quelle tre cause l’umidità dell’aere ne’ secoli passati fu corretta in modo che la città fu sempre sana. Aggiunsero a questo gli antichi padri, i quali diedero il principio e l’aumento alla miracolosa stanza di Venezia, la frugalità, la vigilanza e l’essercizio, le quali cose conservarono la loro sanità e prorogarono la vita più per aventura che la benignità dell’aere, perciò che con la frugalità nutrivano i corpi senza pericolo di pienezza o di crudezza alcuna ; con la vigilanza asciugavano la nativa soverchia umidità del cervello; e con gli essercizi scacciavano gli escrementi del corpo e lo facevano robusto. Tra le cause però che facevano la salubrità dell’aere tenne il principato il flusso e reflusso, il quale a quei tempi era veloce com’ è il corso de’ fiumi, con ciò sia cosa che la laguna era grandissima rispetto allo stato presente e di longhezza correva più di dugento miglia dentro i lidi dal fiume Isonzo, appresso Duino, infino al Savio sotto Ravenna, senza alcuna intermissione ; e di larghezza aveva quando vinti miglia, come verso il Ferrarese; e quando trenta, come verso Verona; in alcun luogo n’aveva diciotto, come verso Padova, appresso alla quale arrivava fin al ponte de’ Greci; verso Treviso quindici; verso Caorle vinticinque e finalmente in diversi luoghi avea diversa larghezza. Il che per fermissime congetture e per gli annali si può apertamente comprendere. Oltra che tutti i fiumi per essa laguna correvano al mare a diritto cammino. Laonde i canali con la loro longhezza ricevevano molta acqua e facevano il reflusso velocissimo, il quale purgava l’aere e la città d’ogni mala qualità. E non è dubbio veruno che il flusso e reflusso la facesse a que’ tempi sana e che ora, perseverando, la possi longamente conservare e, mancando, altresì renderla mal sana, perciò che oggi si vede apertamente che quei luoghi, dove l’acqua con valente flusso e reflusso move, lava e rinfresca, sono sani e gli altri, dove quei movimenti sono deboli o lontani, sono men sani. Mi sia lecito in questo luogo di comprobar con molti essempi questa proposizione, se ben potrebbe parer ad alcuno eh’ io mi dilungassi troppo dal mio proponimento, perchè spero che chi si contenterà di legger questo libretto non si pentirà di aver conosciuti questi particolari, li quali ardisco di descrivere ancora che per avventura paiano lontani dalla mia professione, perchè ho voluto averne informazione dalli più intendenti e perchè giudico che, senza questa particolar dichiarazione, la mia fatica non possi essere, come grandemente desidero, compitamente utile all’illustrissima Nobiltà veneziana e a tutti quelli che per divino beneficio possono abitar questa laguna. Le isole che sono nelle divisioni dell’acqua, dal volgo dette partiacqua, di Mala-mocco, di Santo Rasimo e di Tre Porti, per lo più sono di cattivo aere per la quiete che ha l’acqua nel filo che divide l’una dall’altra, come sono Santo Marco Boccalama e San Civeranno (1), onde non è maraviglia se sono state abbandonate da che il partiacqua, per le mutazioni de’ porti, si ridusse in quei luoghi. San Iacomo in Palude ha manco male per il corso del canale di Santo Rasimo, detto la Carbonara, che vi corre vicino, il quale, non aggiungendo a Santo Civeranno per l’ammonizione (2), lo lascia mal sano. Quelle altre, che, se ben sono fuori del partiacqua, hanno i canali con poca acqua di legger corso e lontano o vero che non corrono salvo per un lato, hanno parimente poco sana l’abitazione, come la Certosa, Sant’Elena, Lazaretto nuovo, le quali (i) L’ attuale isola del forte Crevan. (a) Interramento.