Anno MDCCXLTV. be ; ma fé quefta pativa, non patirono meno gli attediami, perchè fpeflb affaliti con iomma intrepidezza da«que’Cittadini e prefidi arj. Continuarono poi gli approcci e le offefe fino al dì 30. di Settembre, in cui il Ré di Sardegna motte l’efercito fuo in ordinanza di battaglia verfo le nemiche trincee. O fia, ch’egli folamente intendeife di av-vicinarfi, e poftarfi in maniera da poter incomodare il campo nemico; o pure che avette veramente rifoluto, ficcome animofo Signore, di tentare il foccorfo della Piazza : la verità fi è, che fi venne ad un generale combattimento. Fu detto, che un Ufiziale ubbriaco portale l’ordine, ma ordine non dato dal Re, all’ala finiftra di aiTali-re i porti avanzati de gli aiTedianti, e che entrata eiTa in azione , s’ impegnò nel fuoco il reftante delle fchiere. Dalle ore dicinove fino alla notte durò 1’ oftinato conflitto con molto fangue dall’ una e dall’ altra parte, ma incomparabilmente più da quella de gli aiTalitori, perchè efpofti alle artiglierie caricatea mitraglia o a cartoccio. Tuttoché per ordine del Re fi fon affé la ritirata, la fola notte fece fine all’ire, ed aliorafi riduiTe l’efercito Sardo ad un fito dittante un miglio e mezzo di là. Fu detto, che la Cavalleria nemica ufcita da i ripari l’infeguiffe; malo fcuro della notte, e 1’aver trovato un bof-co di Cavalli di Frifia , impedì loro il progreffo. A quanto afcendefle il danno dalla parte de’Piemontefi , non fi potè fapere; fe non che conto fu fatto , che circa trecento fottero tra morti e feriti i fuoi U-fiziali. Da lì a pochi giorni fi fcoprì, effere fiate le mire del Re di Sardegna nel precedente fanguinofo conflitto quelle d’introdurre foccorfo in Cuneo. Ma ciò, che allora non gli venne fatto, accadde poi felicemente nella notte precedente al dì otto di Ottobre, in cui dalla parte del fiume Stura pafsò fenza oftacoli nella Piazza un mi- fliaio de’fuoi foldati, con molti buoi ed altre provvifioni e danaro. Ira intanto fminuita non poco 1’ Armata Gallifpana per la mortalità e diferzion delle truppe; di gravi patimenti avea fofferto sì per le dirotte pioggie , e per li torrenti, che aveano impedito il trafporto de’ viveri e foraggi per la Valle di Demont, come ancora per l’incettante infeftazione de’paefani, che faceano continuamente prigioni e prede . Si fcorfe in fine , ch’effa non era in forze , come fi decantava, perchè non potè mai tenere corpi valevoli a i Fiumi, che formattero un’intera circonvallazione alla Piazza. Però dopo circa quaranta giorni di trincea aperta , e dopo cagionata gran rovina di cafe in Cuneo, nia fenza aver mai fatto acquifto di alcuna nè pur delle fortificazioni efteriori: nella notte precedente al dì 22. di Ottobre, abbruciato il loro campo, i Gallifpani colla teita baila, e con gran fretta fi levaro-Tomo XII. T no di i