Materiali lessicali e folkloristici Greco-Otrantini 109 spera di poter far luce sul problema delle origini dei nostri dialetti greco-salentini e greco-calabri, venendone a studiare con minuta analisi la fonetica, come ha già cominciato a fare nel 1928. Prevalentemente linguistica (lessicale, morfologica, sintattica, fonetica) è dunque la esplorazione ancor possibile sul nostro territorio idiomatico, ormai così ristretto; ed a questa esplorazione crediamo potranno esser utili i materiali da noi qui pubblicati. 11 nucleo principale fra essi, il Lessico greco-otruntino, fu raccolto, ordinato e compilato dal mio compianto conterraneo ed amico, il prof. Pasquale Lefons da Calimera, mancato ai vivi nel 1925. Di lui, della sua modesta e chiara esistenza quale amatore entusiasta del paesetto natio, quale tardo, forse ultimo spigolatore della ricchezza idiomatica greca nella nostra terra, è doveroso dar qui breve noiizia. * * * Nato il 20 giugno 1873, fece i primi studi con lo zio suo paterno, il colto e laborioso sacerdote Don Vito Lefons (« o’ Papa Vito », come lo conoscevan e lo chiamavan tutti: compagno e coadiutore del mio vecchio zio parroco di Calimera: « 0’ Papa Loici », « 0 nunno arciprèo » di venerata memoria) ; frequentò il ginnasio nel Seminario di Otranto, le classi liceali nel R. Liceo Palmieri di Lecce. Recatosi quindi a Firenze, dove fummo compagni alcuni anni per gli studi universitari di Lettere, vi si trovò così bene, vi si fece tale una cerchia di simpatie ed amicizie, che vi rimase a lungo, anche dopo conseguita la laurea (il che fu un poco tardi, nel 1902); e vi sarebbe rimasto definitivamente, se l’amore alla famiglia paterna ed al suo paesetto non lo avessero di tanto in tanto richiamato in provincia, e da ultimo non lo avessero deciso, per la vecchiaia dei genitori, a ritrarsi in Lecce ; dove tenne per alcuni anni, sino alla fine, l’insegnamento di lettere italiane nell’istituto Tecnico allora Provinciale, oggi governativo e Regio, «Oronzo Gabr. Costa ». Qui d’improvviso una fiera polmonite gli troncò la dolce ancor giovane vita il 22 dicembre, or non sono ancora cinque anni. La sua serena e gaia esistenza era trascorsa fra Calimera e Firenze: furono questi i suoi due più fidi e costanti amori. Nel piccolo rozzo villaggio e nella grande città di raffinata cultura egli non ebbe che amici : il suo aspetto aperto e sorridente, avvivato da grandi occhi luminosi ombreggiati da fitte nere sopraciglia, non ispirava attorno a lui che simpatia e benevolenza. Amava, a Firenze, la conversazione, la compagnia congeniale, i diporti goliardici e signorili, le gite campestri, le visite ai monumenti; frequentava i circoli intellettuali, le compagnie filodrammatiche, le scuole di recitazione (di che fu appassionato almeno per vari anni), gli ambienti universitari e letterari, e le comitive forestiere specialmente dei finlandesi e americani soggiornanti a Firenze; dove la sua presenza, il suo fare garbato e gioviale eran molto graditi, e dove egli amava d'introdurre, di presentare i suoi conterranei che passassero 0 soggiornassero colà. Così lo ebbero caro non solo varie famiglie straniere dimoranti in Firenze (fra cui in particolare la famiglia americana Alexander, e vari finlandesi là residenti per ragione di studi, e che lo consideravano,