210 Per l’Epistolario di Demetrio Cidone. Tebaldeschi era stato uno dei quattro cardinali deputati da Urbano V a ricevere la professione di fede del Paleologo ai 18 di ottobre del 1369, e precisamente nelle mani di lui fecero gl’ interpreti il giuramento di fedeltà (') : aveva quindi conosciuto e trattato Demetrio, cancelliere dell’imperatore, e — come ora ci risulta — si era grandemente affezionato a lui. Nello stesso anno 1376 poi lo Stato Pontificio era tutto sconvolto e percorso da compagnie di ventura per la guerra mossa dai Fiorentini e collegati e per la rivolta delle città sobillate da essi; rivolta che avea determinato finalmente il papa al ritorno, da lungo meditato, nella certezza di sedarla (2). Si spiega quindi benissimo il discorso del cardinale legato, e si determina con precisione il tempo della venuta a Venezia di Demetrio, coincidente con quello della venuta del cardinale, cioè verso la metà del 1376. Perciò ora attribuisco all’inverno 1375-6 la lettera con cui Demetrio aveva informato Simone, arcivescovo di Tebe, dell’intenzione sua di partire per Roma nella primavera (3); intenzione che, a testimonianza delle nostre due lettere, gli ritornò subito dopo il ritorno (credo, alla metà dell’ anno, prima della catastrofe di Giovanni V e di Manuele nell’agosto) e divenne fermissima poco appresso, come dimostra la lettera 24, all’ imperatore Andronico IV Paleologo, in cui con dure e quasi canzonatorie parole rifiuta di restare e di servirlo, e gli dice che parte per Roma (4). Questa lettera fu mandata all’indomani di un’udienza in cui Andronico, naturalmente ansioso di guadagnare un tal uomo e un tanto scrittore, aveva fatto ogni sforzo per legarlo a sè e indurlo al proprio servizio; ciò che non avrà tardato molto a tentare dopo che si era impadronito della città e dell’impero (agosto 1376). Pertanto le due lettere 5“ e 6* sono della metà del 1376 all’incirca, e ci rivelano che allora ci¡j,epa» tà> ßaoilse exckeoo? (¿età tris jteQdewpdeim'i; òuvrqiEoic; xEÀeiNy&évTES ejtovtai touto) (al Turco), t«s ev xaì IIóvTq> jtóXeis cruvgi;cn- govvte; ai)tft>, xavretidev tcov cpQOupwv f| jicW.i; spi] (xcofteTaa adXov etouxov àXròvai jiQÒxeitai toTg ßouXo|isvoig tcov itoXenicov (5); e forse per questo avvenne che (J) V. gli atti in THEINER-MlKLOSICH e nel «Neo? EM.t)vo[ìvt)(movx>, X, 246, 249, 250, 253. E ora cf. O. HALECKI, Un empereur de Byzance à Rome, p. 195 sgg. (а) Cf. P. BALAN, Storia d'Italia, üb. XXXII, 41 sgg. (ed. 2a, vol. IV, 519 sgg.); MlROT, p. 83 sgg. (s) Notizie cit. p. 357, 68, e cf. ib. p. 130 sgg., 355 sg. Non sarà superfluo rilevare che Demetrio compì la navigazione con una rapidità insolita: èv jtdvu òXiyaic f|n*pai5 xaì oatov ovòeiq imo jtqótsqov tcov eì? Revexì«v itXeóvxcov è\iv (p. 14), e cosi potè trovare il cardinale legato, mandato colà nella stessa primavera. (4) Pag. 54-57: «1376-1378». Già nel precedente inverno 1375/76 Demetrio, perchè voleva venire in Italia, ed anche perchè malcontento aveva fatto di tutto per ritirarsi dal servizio di Giovanni, come mostra l’orazione direttagli (se non erro) allora, nella quale dice che sarebbe partito per l’Italia -town) toO x^Huwo? e sarebbe andato dal papa, che l’amava e l’onorava (ed. Cammelli, « Byzantinisch-neugriech. Jahrbücher», IV, 294, lin. 9 e 37). (б) Pag. 12. L’accenno di Demetrio è prezioso perchè vi è dell’oscurità su quegli avvenimenti. Di trattative fra il Turco e gl’imperatori era giunta notizia in Venezia a mezzo il 1374 (v- HALECKI, p. 301), e si sapeva che Manuele aveva accompagnato l’emiro in una spedizione guerresca, ma s’ignorano le date del trattato e di quella spedizione (ib. p. 304), che il DE MURALT, Essai de Chronographie byzantine, II, p. 701 s., poneva semplicemente nel 1373/74.