214 Per l’Epistolario di Demetrio Cidone. esse sono prolisse e di argomenti gravi e molto franche, e con elogi simili dello amico. Ma a questo basti qui fare un semplice accenno ('). In conseguenza si può ora aggiungere alle notizie delPAtumano, che egli prima di Urbano V fu meno curato dai papi Avignonesi, o forse semplicemente lasciato in pace nel proprio vescovado di Gerace (2), e invece sotto Urbano, nei primi quattro anni del pontificato, aveva già compiuto diversi viaggi, oltre che alla Curia in Avignone, in parti anche più lontane, — oltre Cadice, come dice iperbolicamente Demetrio (3), talché non sapeva dove dirigergli le lettere e considerava una fortuna se lo raggiungevano; che in uno di questi viaggi aveva visitato una sera l’imperatore bizantino, probabilmente a Costantinopoli, e perchè l’udienza era stata breve, se n’era poi lamentato per lettera con lo stesso imperatore, ma a torto, gli spiega Demetrio, giacché egli avrebbe dovuto ritornare dal sovrano, che l’aveva licenziato solo per il momento, avendo da occuparsi d’ altro, e l’aspettava un’ altra volta (4). 7) Lettera 49 (pp. 125-129): « Anepigrapha. 1395 (?). Amicum suum Venetiis se conventurum speraverat Noster, sed eum Cyprum iam profectum cognovit: in patriam reversus eam in extremum discrimen adductam deflet: omnia iam ami-sisse, unam urbem ei reliqu;im: Byzantium. Exilii viam ingredi vult Cydones, Alpes quoque superaturus, Galliam atque Hispaniam visurus ». L’amico, — un vecchio carissimo amico, col quale Demetrio aveva vissuto in felice dimestichezza in una città medesima (5), senza dubbio Costantinopoli —, non era dei comuni: emigrato, aveva percorso il mondo intero con ottima fortuna, divenendo amico (!) V. la nota precedente. In tutte e tre le lettere il destinatario appare uno che dava consigli all’imperatore (in due) e a Demetrio. (3) E forse fu lasciato in pace, come lo fu Paolo, da Innocenzo VI, persuaso (così pensa 1’ HALECKI, p. 56 s.) che si dovesse procedere con maggiore arrendevolezza e cautela verso Giovanni V, e che a tal uopo fosse più adatto di Paolo un altro uomo, non già impegnatosi prima, come il B. Pietro Thomas. (8) dvayxTi xàt; "AXnsu; 8ia(5i)vai tòv ì>|ùv évtE\j|ó|j.evov (cf. Notìzie, p. 355: i|v èx Ttìjv ”AAjìecov ÈXiu^ovTfc Ì'i^eiv 0T]Pr)fÌEV è5f'£d[Xgi)u) . . . i| xatómv ■una? SiaTQÌPovta? jiapeAtìcov, ìj xai jtQÒg tt)V È|co TaèEÌQcov -OaXaaoav àvayxa^ónsvo? tqexeiv (lin. 5-9). ’Ejù -cà rd5eioa jiAeTv espressione favorita di Demetrio; cf. BOISSONADE, Anecd. noviss., p. 275 e 306. E nella lettera 49, di cui nel § 7 : ”AXjiei? jièv iWf.ip'rjvai xal Jtoò<; toìi? sjréxeiva TaSEipcov SiafSfjvai §iavoo®nai (ed. Camm., p. 128, lin. 104). Cf. anche le cit. Notizie, p. 413. (*) Qui di nuovo la questione (v. p. 212, n. 3): Quando fu il viaggio e la visita, e quando la lettera di Sirnone? Nel 1367 no, atteso il tempo della risposta di Demetrio. Nel 1366 neppure, perchè l’imperatore, unico e solo allora, partito per Buda nel colmo dell’inverno 1365-66, dovette sostare sul Danubio tutto quell’anno e oltre, finché non venne a liberargli la strada il Conte Verde. Dunque nel 1365 al più tardi. Simili distanze di tempo sono ora quasi incredibili, ma allora... Improbabile mi sembra che Demetrio con Sirnone abbia usato equivocamente paoita-u?, designando qui ora Giovanni V, ora il reggente nell’assenza di lui, che sarebbe stato, secondo 1’HALECKI, p. 114, il figlio maggiore Andronico. (6) ó n:o/j.('rv oe jtgÓTEQOv ETòVv cpiltòv rad dvuq i/.oviu'vo;;. xal tw ti']v avxi'jv otxstv aoi... (Un. 7), xal feci -cocoOtov SiaordaEco? i(atv aùcoic; jiéjx^EaOai (lin. 56).