52 Il Caronte bizantino neogreche (*). È ben noto che secondo l’opinione degli antichi Tanato taglia colla sua spada un ricciolo dai capelli della vittima venendo cosi in possesso di essa (*). Questo ricorda il fatto che nelle canzoni popolari neoelleniche il Caronte prende per i capelli la sua vittima (3). Secondo la nostra poesia la spada di Caronte ha un’altra destinazione: tsjxvEi tà cpiÀtoa tóóv qnXo'uvtwv yvriaiw?. Questo verso ricorda le parole seguenti della Tebaidc di Stazio: labuntur dulces animae, Mors fila Sororum ense metit (I, 632-633). Queste due immaginazioni corrispondono fra di loro in quanto, che la morte taglia colla sua spada, nella poesia di Stazio, il filo delle Parche, nella nostra poesia invece l’affetto delle anime, le quali si amavano (*). Secondo l’opinione dei greci antichi il filo della vita viene tagliato da Atropo, che in tal modo personifica l’inesorabilità della sorte. Nella poesia di Stazio la morte assumeva questa funzione e forse non erriamo supponendo che dietro queste parole della poesia bizantina ci si nasconda pure una certa idea oscura accennante alla figura di Caronte riunitasi con quella di Moira. Quanto a questo debbo rapportarmi di nuovo alle tradizioni popolari neogreche le quali attestano che Moira nella fantasia popolare neoellenica ha perduto la sua funzione originale ed essa pure è diventata una potenza mortifera sotto l’influenza dell'immagine di Caronte. In una canzone popolare, qualcuno la prega che non gli dia la morte in paese straniero (5). La nostra poesia scritta per spiegare una pittura bizantina, ci rivela una rappresentazione della morte, che fu messa insieme da vari elementi antichi. Sul viso di Caronte bizantino si riconoscono i lineamenti del volto di Tanato, di Lete e di quello di Moira, come se ivi si riunisse quell’idea di morte, che la ricca immaginazione religiosa dei greci antichi disciolse facendola rappresentare da varie persone mitologiche. La pittura tuttavia rappresenta Caronte, secondo la testimonianza della poesia, vale a dire che l’immagine di Caronte bizantino si assimilava e assorbiva i brandelli della mitologia antica. D’altra parte abbiamo già stabilito, che i vari elementi della rappresentazione bizantina di Caronte corrispondono alla tradizione popolare neogreca. 11 fatto che il quadro bizantino di Caronte forma quasi un ponte congiungente la tradizione antica a quella del popolo neogreco, esclude la possibilità di pensare che questa rappresentazione di Caronte si attribuisca ad una combinazione arbitraria e saccente. In tal modo la poesia acquista un’importanza singolare, perchè la storia dell’arte bizantina non conosce simile rappresentazione della morte. Può darsi però, che nel periodo bizantino esistessero numerose rappresentazioni di Caronte come (1) SCHMIDT, 0. C., 226; WASER, 0. c., 99. (2) A lees ti di Euripide, v. 76; WASER, Thanatos, o. c., V, 487 ss. (3) SCHMIDT, o. c., 230. (■*) È da notare il fatto che anche nella ‘ Tragedia dell’Uomo ’ scritta da Emerico Madách in quella scena (Vii) svoltasi in Bizanzio medievale, Isaura e Tancredi che si amavano reciprocamente, sono separati dalla figura della Morte. (°) PASSOW, o. c., n. 385; SCHMIDT, 0. c., 219. Nell’arte occidentale del medio evo pure ci si presentano spesso le Parche in relazione alla morte, v. WEBER - HOLLANDER, o. c., 74, 76-77. 9°; K. KÙNSTLE, 0. c. più giù, p. 56.