<3* 50 i difficile per varie cause, tra le quali primeggia, secondo alcune memorie, la mala direzione degli incaricati della dogana. Ora la difficoltà dell’ uscita e la soppressione del dazio di consumo, togliendo i vantaggi della franchigia e recando un grave danno alle pubbliche entrate, fecero inclinare le menti a toglierla. Combinata con queste cause si aggiunse la guerra colla Porta; e ne venne la deliberazione di sopprimere la franchigia nel 4684, imponendo un dazio del 6 per cento, sotto il nome di stallaggio, stili’importazione delle merci. Successivamente molte volte fu agitata la questione, se si dovesse adottare una piena libertà di commercio in Venezia; ma fu sempre negativamente decisa, modificandosi invece le tariffe daziarie, se-condochè il bisogno Io comandava, e secondo le persuasioni più o meno giuste che regolavano i consigli deliberanti ne’riguardi economici. Caduto il governo repubblicano, al tempo del regno d’Italia si pensò di rianimare il commercio veneto coll’ istituzione di un deposito franco di merci, limitato all’ isola di San Giorgio. Secondo le norme che ebbero vigore a quel tempo, fino alla nuova dominazione austriaca la franchigia concessa all’isola di San Giorgio non poteva veramente dirsi che una grande dogana di deposito, ma sempre dogana, col solo beneficio della esenzione da ogni dazio di transito a cui erano soggette le altre merci importate altrove, e non consumate. Le merci si consegnavano agli incaricati della dogana, che le custodivano con certe limitazioni di tempo e di spazio, finche venissero smerciate e ricevessero altra destinazione. Posteriormente, fino al 1830, le merci si custodivano e si ritenevano da mercadanti, o da loro incaricati, senza 1’ intervento della dogana, la quale impediva che le merci depositate neirisola di San Giorgio, non entrassero nel territorio ricinto dalle dogane, senza pagar dazio, o contro la proibizione che le escludeva dal poter essere consumate. L’estensione della franchigia a tutta Venezia presentava molte e gravi difficoltà, che non sussistevano per nulla riguardo al deposito franco nell’ isola di San Giorgio. Infatti, trattandosi di un ampio perimetro e di una considerevole città, conveniva osservare molte norme politiche, era voluto men grave il danno dell' erario, tornava necessario di conservare in vita, oltre le naturali relazioni colla circostante terra ferma, anche quelle industrie, che, mantenendo colla loro attività molti popolani, minando avrebbero cagionato la miseria de’ lavoranti, contro lo scopo che si prefiggeva la misura da adottarsi, la quale era ideata al fine di migliorare la condizione di una città così ricca di illustri memorie e decadente. La franchigia porta con sè la conseguenza, che il luogo al quale viene concessa debba considerarsi, rispetto alle dogane, come uno stato estero, e ne’riguardi delle leggi finanziarie come un campo aperto al libero