<3» 104 sue navi correvano baldamente i mari, ed immensi tesorilucravano.il commercio special-mente del Levante era attivo e proficuo; e ben aveva giovato l’opera prestata dai Veneziani a’Crociati ad estenderlo e ad impadronirsene ; lutto il nerbo ne stava presso di loro. Esso facevasi per la scala della Dalmazia, ove da remota epoca erasi fatta conoscere la famigerata bandiera di san Marco, ed ampliavasi di giorno in giorno, massimamente dacché erasi eretta nuova scala mercantile nella città di Spalato, che si rese in breve di tanto concorso, che non mai eguale profitto per lo innanzi avea ritratto la dominante. Frequenti occasioni quindi di affari mercantili misero gli Ebrei del Levante in condizione di portarsi in Venezia, onde già nel i52o, i523 e i525 ottennero concessioni tendenti a favorire le loro speculazioni, e ad animarne lo spirito di operosità, con assicurare ad esso loro le medesime guarentigie commerciali, che godevano i cittadini, cogli stessi obblighi cioè, e colle stesse protezioni. Essi in allora non vi avevano ancora fermato dimora, ma recavanvisi unicamente allo smaltimento delle proprie merci e all’acquisto di generi; ed è incontrastabile che non poco contribuirono alla prosperità del commercio di Venezia in quelle parti ed altrove, importando ed asportando manifatlaure e derrate, con considerevole incremento delle entrate dello Stato. Denominavansi Levantini viandanti, e con loro comprendevansi, sebbene distinti per altri titoli, anche i mercanti Ebrei di Corfù. Questi godevano peraltro particolari privilegi, che dovevano alle sollecitazioni di un ebreo, il quale all’epoca della dedizione di quell’isola, seguita nel i386, trovandosi aggregato all’ambasciata di quegl’isolani, seppe approfittarsi dell’opportunità in prò de’ suoi fratelli ; privilegi costantemente mantenuti in vigore. Però alcuni naturalmente s’invogliarono in seguito di abitarvi stabilmente per viste di comodo, d’interesse e di sicurezza; e trovarono meglio il proprio vantaggio a fondarvi case e famiglie alquanti Ebrei di origine spagnuola e portoghese, quando dovettero mutar cielo nel 1492 in forza del memorando editto di Ferdinando il Cattolico e d’Isabella in Ispa-gna, poco dopo, cioè nel 149^*> imitati da Emmanuello di Portogallo, con alla testa l’illustre Abrabanello, che ben seppe rinunciare agli onori piuttostochè alla religione de’suoi padri, sostenendo così in pari tempo i molti suoi fratelli di sventura. Esso, ricoveratosi dapprima in Sicilia, recossi in Venezia nel i5io, per comporre alcune differenze vertenti fra la repubblica ed il re di Portogallo, di cui avea continuato a godere la fiducia, e credesi vi si trattenesse a farvi dimora; infatti vedesi figurarvi posteriormente la sua gloriosa discendenza. Già nel i54o contavasi forse una decina di quelle famiglie. Ma si fu poi veramente nel 1589, che s’indusse a fissarvi domicilio buon numero di essi spagnuoli e portoghesi, avendo in prima negoziato e convenuto colla repubblica a mezzo del suo console in Dalmazia, Daniel Rodrigues, loro correligionario, giovandosi del suo credito, che molto era per grimportanti servigi che resi avevaie al prospero avviamento del commercio in Levante; eie concessioni, le quali vennero ampiamente assentite onde attirarli in Venezia, mostrano e la buona disposizione de’ reggitori della dominante verso gli Ebrei, che non si pentiva punto di aver dato loro ricetto, e l’utilità che se ne ripromettevano accogliendone un maggior numero sotto le ali del suo Leone forte e generoso. Ed in vero, pel corso non interrotto di quasi tre secoli, cioè dal i5i6, in cui fu posto ordinamento definitivo alle cose degli Ebrei, e si tolsero alle vicende dell’ incertezza, fino eh’ ebbe esistenza la repubblica, la loro condizione non cangiò più su punti essenziali, e le loro relazioni verso lo Slato si conservarono su uno stesso piede senza variazioni di massima, giacché il perno della sua politica era immutabile di principii. Ma comunque l’animo del governo veneto non si mostrasse già avverso agli Ebrei,